Scoperta truffa sul reddito di cittadinanza: 100 euro a pratica a una dipendente delle Poste complice e patto con gli stranieri

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Giovedì 2 dicembre, a Monza e Cesano Boscone, è stata avviata un’operazione dei carabinieri per l’esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Milano nei confronti dei tre complici indagati a vario titolo per corruzione, falso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebita percezione del reddito di cittadinanza. 

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Si tratta di una coppia di romeni che grazie alla complicità di una dipendente dell’ufficio postale, corrotta con 100 euro a pratica, metteva timbri e firme artefatte, produceva false attestazioni di soggiorno permanente, ai fini di incassare illegittimamente le carte del reddito di cittadinanza. Avrebbero incassato almeno 19 mila euro in sette mesi, tra luglio 2020 e il gennaio scorso. 

I due romeni sono nel carcere di Monza, la dipendente delle Poste è ai domiciliari.

Per ogni carta di reddito attivata, si legge nell’ordinanza del gip Tommaso Perna, l’impiegata dell’ufficio postale, 48 anni, sarebbe stata «corrotta» dalla coppia con un compenso di 100 euro. La donna, assieme a un collega ora indagato, avrebbe «chiuso un occhio» davanti ai documenti contraffatti presentati da marito e moglie, 27 e 26 anni, e avrebbe attestato «falsamente sui moduli di consegna delle carte per la percezione del reddito di cittadinanza di aver compitamente identificato gli effettivi richiedenti».

Le pratiche al momento finite nel mirino degli inquirenti sono 16, tutte destinate a coppie romene. «La funzionaria avrebbe accettato di violare i propri doveri d’ufficio in cambio di denaro e anche una maglietta, un profumo per il figlio, generi alimentari e altre regalie — riporta il capo di imputazione — in quanto, come si è giustificata via Whatsapp, stava passando un «periodo brutto economicamente». Secondo il giudice è «necessario approfondire ulteriormente» la posizione del collega della donna, la quale ha «contributo» con gli altri due arrestati, «a creare un quadro altamente falsificato di ricorrenza delle condizioni per il rilascio della misura assistenziale» da parte dell’Inps.

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