Trieste, l’ex negazionista ai no-vax: «Il Covid mi ha distrutto, non abbiate paura di vaccinarvi»

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Patrik Berzi, 46 anni, triestino, cerca di convincere i suoi compaesani che vivono sul Carso, a vaccinarsi.

«Faccio fatica a camminare, non ho mai patito tanto in vita mia come per il Covid. Eppure, prima di ammalarmi ero scettico sul vaccino e pensavo che questo virus fosse una semplice influenza, ma adesso, se qualcuno mi parla senza mascherina, lo mando a quel paese e a chi non vuole vaccinarsi racconto la mia storia per capire quanto sia importante immunizzarsi. Io mi sono vaccinato pochi giorni fa». 

A marzo c’era stato un focolaio, e in quel periodo Patrik si è contagiato. «Forse – ipotizza – con le mani non disinfettate ho preso un mozzicone di sigaretta un giorno in cui sono andato nell’osteria del paese, Groppada, per bere un bicchiere». Era il 27 marzo. Dopo poco è stato ricoverato in ospedale: 25 giorni di coma e altri tre mesi e mezzo allettato.

A ricordare i dettagli del ricovero è la sorella Maja, perché Patrik non ricorda molto bene la degenza, essendo ancora provato dai tanti farmaci che deve ancora assumere: morfina, cortisone, antidolorifici, anticoagulanti e analgesici. «È rimasto un mese e mezzo in terapia intensiva, intubato, per una polmonite interstiziale e un’insufficienza respiratoria gravi — ha detto Maja —. Poi è stato trasferito in Pneumo Covid. A luglio lo hanno dimesso». 

«Patrik è stato pronato quindici volte senza esito e, dopo dieci giorni d’intubazione, non si vedevano miglioramenti – racconta ancora la sorella —. I medici, che ringrazio ancora per il loro lavoro, mi dicevano spesso che Patrik stava diventando un paziente molto difficile e che non rispondeva alle manovre».

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