Pensioni 2022, cosa cambierà?

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Il tavolo sulla riforma delle pensioni è stato aperto nel tardo pomeriggio del 12 gennaio con un tavolo convocato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e al quale si sono seduti i leader di Cgil, Cisl e Uil, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, e Marco Leonardi, capo dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica. 

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L’obiettivo del cantiere è trovare un’uscita sostenibile, ma soprattutto strutturale, dalla riforma Fornero dopo le modifiche apportate in questi anni, già dal 1° gennaio 2023, prima che termini l’esperienza temporanea di Quota 102, ma i sindacati sperano di avere già qualche indicazione dal governo già nel prossimo Def di metà aprile. E poi, su tutto, l’incognita dell’elezione del presidente della Repubblica. 

Palazzo Chigi ha però fissato un primo paletto: ogni modifica all’impianto non può prevedere la rinuncia al metodo contributivo per tutti. La pensione anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi (introdotta con Quota 102 e prevista dalla legge Fornero per i pensionamenti anticipati dei lavoratori interamente contributivi) non piace ai sindacati, ma Draghi è irremovibile. Anche la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, fissa a 64 anni il limite per richiedere l’anticipo pensionistico della parte contributiva dell’assegno, mentre la parte retributiva verrebbe rimandata al raggiungimento della soglia di vecchiaia.

Per quanto riguarda i sindacati, Cgil, Cisl e Uil ripropongono la piattaforma unitaria che era stata già presentata al Governo Conte. La richiesta è di maggiore flessibilità in uscita e senza penalizzazioni, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi, e l’estensione della previdenza complementare. Si chiede anche la modifica dell’attuale meccanismo automatico di adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita e il sostegno alle categorie più deboli (disoccupati, invalidi, caregiver, lavori gravosi e usuranti). I sindacati vogliono anche un riconoscimento del lavoro di cura effettuato dalle donne con la possibilità di anticipare il pensionamento di 12 mesi per ogni figlio e la valorizzazione del lavoro svolto con persone disabili o non-autosufficienti in ambito familiare. C’è anche il capitolo giovani, con la richiesta di una tutela previdenziale dei giovani lavoratori precari, per i quali studiare una forma di pensione di garanzia.

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