Quirinale, secondo Lavitola Salvini ora punta su Pera

0
3625
Pubblicità

“Un’associazione di giovani cattolici, molto vicini al Vaticano, oggi ha fatto un incontro, a cui ha preso parte anche un alto prelato, ed è emerso che dei 57 parlamentari del gruppo Misto fra Camera e Senato, 43 erano stati contattati dai cosiddetti ‘cacciatori di scoiattoli’ e avevano dato, in linea di massima, una disponibilità per votare Berlusconi. Il problema è che questi 43 si sono posti un problema, vale a dire: ma se per tre anni gli stessi parlamentari e ministri di Berlusconi facevano fatica a superare il ‘cerchio magico’ e contattare il Cav quando non era più nemmeno premier ma solo leader di partito, quando mai noi riusciremo ad avere un rapporto continuativo con il Berlusconi presidente della Repubblica eletto grazie a noi? Che garanzie possiamo aspettarci? Ora è lui che ci chiama, dicono, ma quando salirà al Quirinale?”.

Pubblicità

Lo ha detto all’AdnKronos l’ex direttore de ‘L’Avanti’ Valter Lavitola.

“Il presupposto dello scenario intorno al Quirinale è che Matteo Salvini ha un grande debito di gratitudine verso Draghi perché il premier lo ha cavato da un impaccio molto serio, e quindi è in grado di condizionarlo in modo assoluto. Salvini, dunque, ha proposto a Silvio Berlusconi di candidare Marcello Pera al Quirinale, ma il Cav ha rispedito la proposta al mittente. Draghi, intanto, è ostinato nell’intenzione di andare al Quirinale, ma Bce e Bundesbank sono contrari, perché senza Draghi a Palazzo Chigi non hanno garanzie sulla gestione adeguata del Pnrr, dunque minacciano di non acquistare più titoli di stato italiani”, ha aggiunto Lavitola.

“L’accordo per la staffetta di Draghi, che doveva prima andare a palazzo Chigi e poi al Quirinale, in effetti c’era – ha osservato Lavitola -, e il premier vorrebbe che si mantenesse questo impegno, ma Bce e Bundesbank, è quanto mi ha rivelato un mio amico francese vicino al presidente, sono giunti alla conclusione che la classe politica italiana è pessima, e quindi nessuno, a parte Draghi, può garantire sul Pnrr. E senza la rassicurazione sulla possibilità di restituite i prestiti del Pnrr, che esiste solo se Draghi non va al Quirinale, l’Italia farebbe la fine della Grecia, e con la fine dell’Italia, però, finirebbe anche l’Europa”.

Pubblicità

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui