La ricaduta dell’azione politica di Giuseppe Conte sul M5S

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Giuseppe Conte è stato eletto presidente del M5S col 93% di sì il 6 agosto 2021. La prima sfida per il nuovo capo politico 5S sono state le elezioni amministrative in importanti enti locali italiani. Non ci si poteva aspettare che gli effetti della nuova leadership sugli esiti di queste elezioni fossero di un qualche rilievo positivo per il M5S essendo il poco tempo che ha avuto a disposizione per esercitare la sua azione. L’unico dato oggettivo del tour elettorale che ha compiuto in diverse città italiane, con molte persone che hanno affollato le piazze in cui parlava, è che il suo consenso personale non si è riversato sulle liste dei 5S.

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Con ciò per molti è stato ragionevole ipotizzare che il consenso di cui godeva fosse di gradimento personale ma privo di sequela politica. In pratica il gradimento non si è trasformato in voti. Successivamente all’esito finale delle elezioni con i ballottaggi, Conte dichiarava che la sua priorità era la riorganizzazione del M5S, con particolare attenzione a quella territoriale. Si è proceduto in tal senso con una serie di organismi a supporto della presidenza a livello centrale, mentre a livello territoriale l’azione veniva posticipata. Tuttora il M5S a livello territoriale è privo di una organizzazione e i tempi per le nuove elezioni locali si avvicinano sempre di più. Ma si avvicinano anche i tempi per le elezioni politiche. Conte ha pensato che fosse giunto il momento di cambiare una delle regole base dei 5S, che era quella di non accettare soldi pubblici, in particolare quelli del 0,2%. Ne ha fatto richiesta ma la procedura giuridico formale utilizzata non ha prodotto il risultato atteso con la nefasta conseguenza di aver privato il M5S di una delle sue caratteristiche più impattanti e credibili che lo rendevano diverso dalle altre forze politiche e allo stesso tempo la beffa di aver mancato l’obbiettivo dichiarato.

Nel frattempo i sondaggi di opinione dal momento in cui Conte è diventato capo politico ai più recenti, rivelavano una continua erosione del consenso a favore dei 5S fino a sfiorare di scendere, come trend ipotizzabile, sotto la soglia psicologica delle due cifre. In questi primi giorni del nuovo anno ci sono state le elezioni del Presidente della Repubblica che ha visto la riconferma plebiscitaria di Mattarella. In qualità di capo politico dei 5S, Conte ha condotto le trattative con i rappresentanti delle altre forze politiche con l’obiettivo dichiarato di escludere dal novero dei candidabili il premier Draghi e di puntare a eleggere in un primo momento un rappresentate della società civile come Riccardi.

Contemporaneamente si liquefaceva l’unità del centrodestra come gruppo politico pluripartitico con una serie di manovre maldestre che rivelavano l’inconsistenza di leadership dei loro esponenti più rappresentativi a partire da Salvini, l’assenza per malattia di Berlusconi, il gioco in proprio di Giorgia Meloni. In questa situazione Conte ha avviato trattative bilaterali con Salvini per far eleggere una donna, Elisabetta Belloni. L’obiettivo dichiarato ufficialmente da Conte era molto trendy e difficilmente contestabile sul piano del politicamente corretto.

Ma allo stesso tempo era evidente che una tale scelta avrebbe avuto la non dichiarata e nascosta conseguenza di indebolire politicamente il premier Draghi, portando, se non puntando, inevitabilmente alle elezioni anticipate. Resta ad ogni modo un mistero come una persona, Matteo Salvini, additata da Conte al Senato della Repubblica in occasione della richiesta di fiducia per il Conte 2, senza pietà come completamente inaffidabile – il più gentile degli aggettivi usati da Conte in quella occasione – poi in questi giorni sia diventato così affidabile e credibile tanto da stringere un patto con lui per l’elezione politica più importante, quella del Presidente della Repubblica.

La conseguenza di questa scelta di accordarsi con Salvini per eleggere Belloni – non solo improvvida, ma molto dannosa per Conte come persona, come capo politico e con un CV di due volte premier – è stata la ribellione dei parlamentari 5S, PD e di varie estrazioni, che hanno cominciato a votare Mattarella per porre fine all’avventura, priva di un serio senso politico, ma anche di sano e prudente realismo, posta in essere da Conte. Non è possibile tacere che quest’ultima azione politica di Conte fa emergere in tutta la sua imponenza l’urgenza di definire una linea politica dei 5S che sia chiara, coerente, di facile comprensione prima di tutto per i parlamentari 5S e poi per la gente comune che ormai non sa più rappresentarsi l’identità del Movimento 5S. Se uno chiedesse oggi anche a un potenziale elettore 5S di dire in poche parole chi sono e cosa vogliono i 5S non saprebbe rispondere, dovrebbe ammettere candidamente che non lo sa.

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3 Commenti

  1. questo articolo confonde ancor più le idee all’elettorato di riferimento, a cui non frega nulla sapere delle diatribe interne al M5S, (interessano ai pennivendoli per sguazzarci e spargere letame) i cittadini vogliono i risultati promessi se pur compromessi dall’attuale ammucchiata governativa, gli elettori 5S hanno accolto favorevolmente (ingoiando il rospo) la decisione del M5S di formare un nuovo Governo di unità nazionale dopo l’accorato appello del Presidente della Repubblica.
    Quindi, Conte e Di Maio sgonfiassero il rispettivo ego evitando di mostrare debolezze al nemico che non aspetta altro che infierire sul M5S.

  2. In questo articolo si omette di dire che il nome di Belloni era stato concordato anche con Letta.
    Tale metodo di comunicazione è fuorviante per il lettore non preparato e aggiornato sui fatti .A quale scopo ?

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