Corruzione: arrestato Andrea Fiduccia, direttore generale dell’Azienda siciliana trasporti

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Andrea Ugo Fiduccia, direttore generale dell’Ast, azienda siciliana trasporti, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione.

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L’inchiesta della procura di Palermo è stata coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e condotta dalla Guardia di finanza di Palermo, che ha eseguito una misura cautelare nei confronti di nove persone, indagate a vario titolo per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Si legge su Sky Tg24 che «avrebbe dato in modo non legittimo l’incarico di revisore contabile a un professionista, che secondo le indagini in cambio avrebbe omesso di segnalare le irregolarità contabili facendo apparire legittimi i bilanci della società pubblica. Questa è una delle accuse contestate al direttore generale dell’Ast, l’azienda trasporti siciliana. E ancora il dirigente, in cambio della promessa dell’assunzione di propri familiari, avrebbe costruito su misura per una società una gara per la fornitura di servizi per la startup di una compagnia aerea del valore di 2.150.000 euro. Le indagini hanno fatto emergere anche alcune ipotesi di truffa: una in danno dell’azienda pubblica sul servizio di bigliettazione elettronica, del valore complessivo di 3,2 milioni di euro, attraverso l’utilizzo di documentazione falsa per simulare il possesso dei requisiti previsti nel bando. E, infine, su lavoratori a tempo determinato da parte dell’agenzia di lavoro interinale che si è aggiudicata l’appalto per sei milioni di euro, in quanto le assunzioni sarebbero state influenzate da logiche di natura politica piuttosto che dalle effettive necessità aziendali».

La Guardia di finanza di Palermo ritiene di aver «fatto emergere un collaudato modus operandi illecito realizzato dai vertici della società per azioni partecipata dalla Regione, gestita come se fosse un’azienda privata, in dispregio delle norme di legge che devono orientare le procedure di un organismo pubblico nella scelta del contraente, negando in radice la libertà di accesso agli operatori economici interessati e ostacolando quindi la normale e libera concorrenza del mercato».

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