Caso Orsini, Vespa: ‘A Porta a Porta non lo invito’

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Avrebbe invitato il professor Orsini a ‘Porta a Porta’?

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Bruno Vespa ha risposto a questa domanda in un’intervista a ‘Repubblica’:

“È un mio difetto, ma non l’ho mai ascoltato. Se è vero quello che leggo, no”, ha detto.

“La pandemia ci ha insegnato quanti danni può fare una informazione distorta. L’estremismo No Vax portato in televisione ha sulla coscienza tante anime fragili. Con la guerra non si può commettere lo stesso errore. È in gioco la civiltà occidentale, la libertà per cui si sono battuti i nostri padri. Da una legittima critica agli errori degli ucraini in passato, non si può passare al ‘né né’ tipico di troppi italiani”, ha spiegato il gironalista.

Quanto alla polemica su ‘Cartabianca’ e Bianca Berlinguer, Vespa ha affermato: “Non giudico il lavoro dei miei colleghi e Bianca è una brava professionista. In ogni trasmissione, se si usano toni troppo alti, si stona e il pubblico deve tapparsi le orecchie. Un conto è il confronto, altro è la rissa. Ed è facile portare lo spettatore meno informato fuori dei sentieri della storia”.

Quanto al pacchetto di regola che la commissione di Vigilanza starebbe preparando per i talk show e consisterebbe nell’invitare solo ospiti competenti, Vespa ha detto: “Questo è lo stile di Porta a porta da sempre. Ma – ha aggiunto – credo sia impossibile regolare con un decalogo parlamentare una materia così complessa e soggettiva”.

Quanto agli ospiti a pagamento nei talk, Vespa ha spiegato: “Il budget ospiti di Porta a porta è, absit iniuria, la mensa della Caritas, viste le cifre che girano. Nella storia del programma gli opinionisti non sono mai stati pagati. Dall’anno scorso, visto che le altre trasmissioni d’informazione pubbliche e private facevano contratti a raffica, rischiavamo di restare all’asciutto o con presenze poco equilibrate e abbiamo fatto due o tre piccoli contrattini, per garantirci un minimo di pluralismo”.

Quanto all’intervista ai Casamonica di qualche anno fa, Vespa ha detto: “Non mi pento dell’intervista, ma di averla fatta in studio. Quelle poltrone, a torto o a ragione, hanno un minimo di sacralità”.

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