Puzzer licenziato dal Porto di Trieste: «Ora mi arriverà la Naspi: prenderò uno stipendio senza mostrare il Green pass»

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Stefano Puzzer, leader delle proteste no Green pass iniziate lo scorso ottobre a Trieste, è stato licenziato per giusta causa dall’Agenzia per il lavoro portuale.

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In un’intervista al ‘Corriere della Sera’, Puzzer ha spiegato qual è il motivo del licenziamento.

«Ho letto da qualche parte che dicono che non mi sia presentato al lavoro da sei mesi, io non mostro il Green pass per lavorare, l’ho sempre detto. È una questione di principio», ha spiegato.

Il provvedimento dell’Autorità portuale è in realtà una sospensione dal lavoro con conservazione del posto: da ciò nasce la perplessità sulla scelta di procedere comunque col licenziamento. I responsabili, spiega ancora Puzzer, «dovranno spiegarlo davanti a un giudice». Ridicola, secondo il diretto interessato, la teoria secondo la quale il suo sarebbe un contratto «a chiamata». «Io e i miei colleghi ricadiamo nell’articolo 17, ogni giorno siamo chiamati a occuparci di aree diverse del Porto», ha affermato Puzzer, «dopo 25 anni di lavoro, crede che avrei potuto accettare un lavoro a chiamata?».

Ora arriverà l’indennità di disoccupazione: «Prenderò uno stipendio senza mostrare il Green pass. Meglio di così…», ha ironizzato il leader dei portuali. «Tornare a prendere uno stipendio senza la certificazione verde è una cosa buona. Dovrei ringraziarli a meno che impongano il Green pass anche per la Naspi come sento che vorrebbero fare con il reddito di cittadinanza», ha aggiunto.

«È chiaro che volevano colpirmi, io sono un simbolo. Così mi hanno licenziato prima che tornassi al lavoro mostrando solo il badge e non la certificazione», ha concluso Puzzer.

Il leader no green pass, in una diretta su Facebook nei giorni scorsi ha affermato: «la prima preoccupazione è stato come comunicarlo alla mia famiglia. Sapevo che era una cosa a cui sarei andato incontro. Sono orgoglioso di quello che ho fatto io, i miei colleghi, i cittadini di Trieste nelle varie aziende. Questa è una conseguenza del fatto che siamo puri, che crediamo nei nostri diritti e che non ci piegheremo mai a questo sistema marci. Non siamo ricattabili in nessuna maniera. A Trieste sono sei anni che lottiamo contro il sistema, abbiamo creato un sindacato autonomo che vogliono distruggere assieme a me. Un messaggio ai delatori e a chi fa parte del sistema: sono sei anni che provate a piegare me e i miei colleghi. Non ce l’avete fatta mettendomi un gps sotto l’auto, manomettendomi l’automobile, quando vergognosamente avete inquinato le mie urine con la cocaina, fatto per cui c’è stato un processo che ha ammesso l’inquinamento delle urine».

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