Rimini, imprenditore si uccide in azienda. Meloni: ‘Lo Stato si interroghi sulla sua morte’

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Nella notte tra martedì e mercoledì all’ospedale Infermi di Rimini è morto Claudio Fiori, imprenditore 60enne, dopo aver ingerito acido muriatico nella sede della sua azienda, la SCE Elettronica di Sant’Andrea in Casale, specializzata in quadri elettrici e forniva impiantistica soprattutto a locali pubblici e discoteche.

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Come racconta ‘Il Resto del Carlino’, Fiori «è rimasto solo, nella sede della sua azienda a Sant’Andrea in Casale, e ha bevuto acido muriatico da una bottiglia. Pochi istanti dopo, ha sollevato la cornetta e ha chiamato il 118. L’ambulanza è accorsa a sirene spiegate. Trasportato d’urgenza all’ospedale Infermi di Rimini, i medici hanno provato in ogni modo a salvargli la vita, ma lui si è spento nella notte tra martedì e mercoledì».

Il quotidiano spiega anche che «quella che un tempo era stata un’impresa solida capace di offrire lavoro a diverse persone, sarebbe stata messa a dura prova dalla crisi. La stessa crisi con cui hanno dovuto fare i conti tantissimi imprenditori in tutta Italia, schiacciati dagli effetti della congiuntura economica e della pandemia. A complicare le cose, dallo scorso aprile, sarebbero stati i rincari delle materie prime e dell’energia, tanto che l’azienda era stata costretta a ricorrere alla cassa integrazione. A inizio maggio Fiori aveva annunciato l’intenzione di voler cessare l’attività nel giro di qualche settimana. I lavoratori (in tutto una quindicina) avevano comunque continuato a ricevere lo stipendio»

Non solo «un grande lavoratore che aveva messo anima e cuore nella sua azienda», ma anche «una persona molto attiva nel campo del sociale, già presidente del circolo della frazione di Taverna e vicino alla parrocchia: nella sua vita aveva fatto tantissimo per dare una mano al prossimo», è il ricordo del sindaco di Montescudo – Monte Colombo, Gian Marco Casadei.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia ha dichiarato: «Claudio Fiori gestiva un’attività e su di essa aveva investito denaro, tempo e soprattutto energia. Purtroppo la crisi economica e il rincaro dei costi hanno travolto pure la sua impresa e, da tempo, non riusciva più a mandarla avanti. Quella che era la sua ragione di vita e di sostegno, presto si è trasformata in un fardello. Claudio non ha retto al brusco cambiamento e, probabilmente, questo lo ha indotto a compiere un gesto estremo. Lo Stato si interroghi su cosa non è stato fatto e cosa, invece, poteva fare per non lasciare nessuno indietro».

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1 commento

  1. Il suicidio non e’ mai una soluzione, anzi chi lo pratica non fa’ altro che rinforzare il falso potere dello Stato, purtroppo non condivido il gesto estremo di Claudio e neanche lo condanno, dico solo che poteva gestire la cosa in modo diverso e i modi ci sono.

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