Blog Grillo, ex ambasciatore su caso Chico Forti: «Non si capisce perché i nostri governi accettino il sopruso, senza una forte reazione politica»

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«Non si capisce perché i nostri governi accettino il sopruso, senza una forte reazione politica, di vedere il cittadino Chico Forti condannato nel 2000 a vita per omicidio, da una Corte americana prevenuta come fu nel caso degli innocenti Sacco e Vanzetti».

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Lo scrive l’ex ambasciatore Torquato Cardilli in un post sul Blog di Beppe Grillo intitolato ‘Due pesi e due misure’.

L’ex diplomatico esordisce spiegando che «l’espressione “usare due pesi e due misure”, vecchia come il mondo, è citata persino nella Bibbia (nel Deuteronomio, uno dei libri del Pentateuco), radice della tradizione giudaico-cristiana».

«La metafora,» – prosegue – «utilizzata per mettere in guardia l’uomo semplice dalle frodi e dagli inganni del commerciante truffaldino, è stata col tempo traslata ad altre realtà come il comportamento dei genitori che trattano i figli in modo diseguale, o dei giudici che infliggono pene diverse per reati identici o dei politici che promettono e ingannano il popolo. Come ha insegnato Manzoni nella storia della colonna infame, la politica è terreno fertile di menzogne, di abuso di potere, di violazioni delle leggi e se allarghiamo l’orizzonte alla vastità della politica estera constatiamo che spesso gli Stati fanno della metafora una perversa abitudine, una specie di direttiva operativa, un binario guida su cui far proseguire i rapporti internazionali nei confronti di alleati, amici e nemici».

«Dopo la carneficina della seconda guerra mondiale (circa 30 milioni di vittime tra civili e militari di tutte le nazioni coinvolte) i vincitori, orripilati da quello che avevano visto, da quello che avevano fatto e da quello che avevano subìto, decisero di creare un’Organizzazione politica, più efficace della defunta Società delle Nazioni, aperta a tutti gli Stati che accettassero di uniformarsi ai principi del diritto internazionale, codificati nello statuto. L’ONU vide la luce nell’ottobre 1945, due mesi dopo l’orrore della strage atomica di Hiroshima e Nagasaki. La sua Carta fondamentale, è un vero monumento alla sacralità del rispetto reciproco tra gli Stati, all’integrità territoriale, alla sovranità di ogni paese, alla non ingerenza negli affari interni altrui, al divieto dell’uso della forza per dirimere divergenze e contrasti. Quest’ultimo punto, assurto a fulcro giuridico dei corretti rapporti tra Stati, è stato interamente recepito dalla Costituzione italiana, che ci impone il ripudio della guerra come strumento per risolvere una controversia internazionale. Lo scopo principale dell’ONU era dunque quello di garantire la pace universale. Obiettivo completamente fallito per responsabilità individuale e collettiva dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (USA, Regno Unito, URSS, Francia, Cina) che hanno tollerato o promosso conflitti ovunque nel mondo in funzione dei propri obiettivi geopolitici, e che per ribadire la loro supremazia, si sono riservati un diritto negato a tutti gli altri. Si tratta di quello che viene comunemente chiamato “diritto di veto”, per impedire l’approvazione di una risoluzione ritenuta contraria ai propri interessi. Infatti ogni risoluzione del Consiglio di Sicurezza deve passare con il voto favorevole espresso di tutti i cinque grandi; se non c’è il voto positivo di uno dei cinque la risoluzione muore», si legge ancora nel post.

«A 77 anni di distanza da quegli impegni e da quello spirito di pace universale bisogna realisticamente riconoscere che la Carta è stata violata moltissime volte dagli Stati potenti e da quelli deboli, e che ogni violazione è stata figlia del desiderio di potere e di predominio da conservare o da conquistare. Siamo al terzo mese di guerra in Ucraina che ha diviso il mondo in due metà, pro o contro; da una parte le democrazie occidentali, dall’altra i paesi più popolosi del mondo alcuni dei quali retti da sistemi autocratici. Tutti urlano, si insultano, parlano in favore della pace, ma nessuno fa un vero passo avanti; ciascuno vuole nascondere la propria debolezza dietro atteggiamenti e dichiarazioni bellicose e i media, applicando la metafora dei due pesi e delle due misure, fanno a gara per sdraiarsi sulle motivazioni del potente a loro più vicino che, nei fatti, sostiene il prolungamento della guerra. Il conflitto in Ucraina, dopo essere passato al vaglio dell’Assemblea Generale dell’ONU che si è espressa in modo estremamente maggioritario per la condanna dell’invasione della Russia (140 si, 38 astenuti, 5 no, 10 assenti) è finito sul tavolo del Consiglio di Sicurezza. Qui, dopo un florilegio di accuse e controaccuse, scambiate con passione tra i delegati russo e americano, il mancato voto favorevole della Russia all’adozione di una risoluzione di condanna, ha bloccato ogni passo successivo. E’ chiaro a tutti che la Russia ha infranto il diritto internazionale violando con le armi i confini dell’Ucraina per seminarvi morti e distruzioni, ma di violazioni e veti è pavimentata la storia dell’ONU», si legge ancora nel post.

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