Conte: ‘Fine del M5S? State scherzando?’

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La scissione avviata ieri da Luigi Di Maio segna la fine del Movimento 5 Stelle? “I nostri principi e i nostri obiettivi non sono più validi? State scherzando?”. Il presidente leader dei 5Stelle, Giuseppe Conte, ha risposto così ai giornalisti che lo aspettavano fuori dalla sua abitazione.

Con Conte sono arrivati Paola Taverna, Stefano Patuanelli, Carlo Sibilia, Mariolina Castellone, Nunzia Catalfo. Altri ‘big’ pentastellati si sono collegati da remoto.

“L’appoggio al governo non è in discussione”, ha detto il ministro e capodelegazione M5S al governo, Stefano Patuanelli, lasciando la sede del partito. A chi gli chiede se si aspettasse l’addio di Di Maio, “sì – ha risposto – era nell’aria”.

M5S: “Restiamo nel governo, voci malevole su di noi”

“Il M5S smentisce categoricamente le indiscrezioni circa una sua uscita dal governo”.

Così in una nota ufficiale il M5S.

Ieri “il M5S ha lavorato sino all’ultimo minuto, nell’interesse di tutti i cittadini, per ottenere nella risoluzione votata dal Parlamento un chiaro riferimento alla necessità di perseguire un’escalation diplomatica, non militare e un più ampio coinvolgimento del Parlamento in ordine agli indirizzi che verranno decisi nei più rilevanti summit internazionali sul conflitto ucraino. Il costante impegno che abbiamo dedicato a elaborare la risoluzione è la smentita più forte alle voci di una nostra uscita dal governo, che in queste ore sta malevolmente circolando”, si legge.

Di Battista: «Se Conte vuole dare una possibilità al M5S alle politiche, deve lasciare immediatamente il governo Draghi»

Questa «ennesima lacerazione» è «figlia della decisione scellerata di far parte di un governo dove governano tutti». Di Maio ora «si collocherà saldamente al fianco di Draghi», mentre se Conte «vuole dare una possibilità» al M5S alle politiche, «deve lasciare immediatamente il governo Draghi».

Scissione M5S, Di Battista: «Si chiama ignobile tradimento, non senso di responsabilità»

«Della nuova scissione del Movimento 5 stelle (ricordo che ne avvenne già una dopo l’ok al governo Draghi) e della nascita del nuovo gruppo “atlantisti e europeisti” o “moderati e liberali”, non mi importa nulla. Ho lasciato il Movimento esclusivamente per questioni politiche quando venne presa la decisione scellerata (e suicida) di entrare nel governo dell’assembramento. Ciò che avviene oggi è soprattutto frutto di quei giorni.
Un movimento nato per non governare con nessuno ha il diritto di evolversi e governare con qualcuno (mantenendo, ovviamente, la maggioranza nel consiglio dei ministri) per portare a casa risultati. Non ha alcun diritto di governare con tutti per portare a casa comode poltrone. Si chiama ignobile tradimento. Non senso di responsabilità».

Così su Facebook Alessandro Di Battista.

«Forse adesso, e soltanto adesso, alcuni attivisti del Movimento stanno comprendendo le ragioni delle mie
scelte passate (e anche di quel che dicevo in passato). Ma, per l’appunto, è il passato.
Oggi sono preoccupatissimo per una guerra che in pochi vogliono che finisca (ancor di più ora che il
predominio russo è particolarmente visibile).
Sono preoccupatissimo per quel che sta avvenendo intorno a Kaliningrad (città natale di Immanuel Kant e
Dio solo sa quanto bisogno abbiamo di ragionare in questi giorni).
Sono preoccupato per gli effetti delle sanzioni in Europa (Quando si guadagnano 14.000 euro al mese non ci si rende conto della tragedia dell’inflazione al 7%).
Sono preoccupatissimo per l’inesorabile scivolamento dell’Europa verso la più totale inutilità e
sudditanza. Anche perché, è bene rammentarlo, europeismo ed atlantismo, mai come ora, non sono affatto la stessa cosa. Gli interessi americani non coincidono con quelli europei», ha scritto ancora l’ex deputato.

«Sono preoccupatissimo per le violazioni costituzionali che vengono perpetrate con disinvoltura. L’invio di
armi in Ucraina non è solo un drammatico errore strategico è anche una vile profanazione dell’articolo 11 della nostra Carta costituzionale. Un articolo pensato dai padri costituenti con i cadaveri della II guerra mondiale ancora caldi.
Sono preoccupato per Assange del quale in pochi hanno il coraggio di parlare.
Sono preoccupatissimo per la finanziarizzazione del crimine organizzato in Italia, perchè nel nostro Paese i colletti bianchi hanno licenza di delinquere e per le conseguenze della legge Cartabia. Conseguenze che presto, ahimè, proveremo sulla nostra pelle.
Sono altresì preoccupato per i tentativi di delegittimazione che vengono messi in atto verso tutti coloro che non osano pensarla come vuole il “sistema”. Le randellate mediatiche che subisce chi osa pensare con la propria testa (esercitando il dubbio e coltivando la memoria) hanno un obiettivo: silenziare più voci possibili.
Grazie a Dio ho le spalle larghe e dirò sempre quel che penso. Non è più solo un diritto, è un dovere. A riveder le stelle», ha concluso.

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