‘Saremo la potenza mondiale della vita’: la vittoria elettorale di Petro in Colombia, sminuita dai media nostrani

Un altro segnale di scricchiolio dell’impero americano

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Gustavo Petro e Francia Márquez hanno vinto le elezioni presidenziali colombiane

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Candidati del Pacto Histórico, la loro vittoria, inaspettata e sorprendente perché ottenuta contro un avversario supportato dagli oligarchi locali a loro volta supportati dalle multinazionali americane, è senza dubbio di grande importanza e segna un passaggio epocale.
A farla da padrone finora è stato il narcotraffico e il fiume di dollari che porta nelle tasche di quelli che lo controllano e lo sfruttamento incontrollato, un vero e proprio saccheggio delle pregiate e immense risorse naturali di ogni tipo e genere.

Nei precedenti governi, veri e propri regimi parafascisti, hanno fatto da protagonisti coloro i quali avevano un fortissimo legame con gli USA, tanto che in America Latina la Colombia rappresenta un unicum geopolitico essendo la sola nazione latino americana ad essere associata alla NATO.
La congrega di potere che ha comandato ininterrottamente la Colombia ha esercitato il potere con ferocia sanguinaria mediante l’uccisione di centinaia di centinaia di oppositori, massacrati dalla polizia, la Esmad, e dai gruppi paramilitari.
È la prima volta che viene eletto nella storia recente della Colombia un governo di segno diverso dai precedenti prima descritti nelle loro caratteristiche da paura.

È un governo che i media italiani definiscono ‘di sinistra’.
Ma l’uso di questa definizione può indurre in errore e non rappresentare correttamente la dirompente novità della vittoria Petro.
In effetti è una vittoria dal basso, una vittoria popolare vera, costruita con decenni di lungo e paziente lavoro politico, sotto un costante e gravissimo rischio di vita di Petro, di Marquez e dei loro compagni.
Non è una vittoria ideologica.

Non è una vittoria da ‘rivolta colorata’ costruita da esperti di marketing politico e dai soldi di Soros, come quella famigerata culminata in Piazza Maidan a Kiev nel 2014.

Piuttosto è una vittoria del buon senso, basata sulla non violenza, basata sulla valorizzazione e sull’incoraggiamento dello spirito imprenditoriale locale e non sull’azione incontrollata delle multinazionali americane.
Durante i festeggiamenti per la vittoria, dal palco, Petro ha indicato i principi base che seguirà il suo governo:
“Francamente, qui vi dico che svilupperemo il capitalismo. Non perché lo adoriamo, ma perché dobbiamo prima superare la pre-modernità in Colombia, il feudalesimo in Colombia, la nuova schiavitù. Dobbiamo superare le mentalità ataviche legate a quel mondo di servi, le cui controparti erano i signori e i proprietari di schiavi. Dobbiamo costruire una democrazia consentendo l’esistenza di un pluralismo di coscienze, un pluralismo ideologico, un pluralismo di colori, un pluralismo economico”.

Petro, in giovane età, è stato un guerrigliero, ma non ha mai partecipato a episodi sanguinosi e ha abbandonato presto questa strada e ha intrapreso un percorso di attività politica dentro le malandate istituzioni colombiane conoscendo i meccanismi micidiali che le regolano.
Ha fatto carriera diplomatica ed è stato sindaco di Bogotà, che è stato il luogo politico che gli ha consentito di parlare a tutta la nazione.
Ha usato parole miti ma di potente evocazione emotiva la Vice Presidente Francia Marquez, avvocatessa e politica afrocolombiana con una marcata vocazione femminista e ambientalista.

Infatti ha definito quella che sarà la sua Colombia come “potenza mondiale della vita”.
Evocativo di un futuro di speranza di pace anche il motto che ha accompagnato la sua campagna elettorale: “vivir sabroso“, letteralmente “vivere con gusto.
Da evidenziare che la vittoria di Petro e Marquez, inaspettata e devastante per gli equilibri consolidati da decenni in Colombia, non è la sola novità della politica in Sud America.
È in atto un cambiamento tellurico del tipo di quello che giorni fa ha segnato la storia della Francia con la sconfitta di Macron e la vittoria di Melenchon e della Le Pen.

Infatti la vittoria di Petro e Marquez è stata preceduta con l’arrivo di López Obrador al potere in Messico nel 2018 con il movimento Morena, primo governo ‘di sinistra’ per i messicani. In questa prospettiva il prossimo passo sarebbe la candidatura e trionfo di Lula in Brasile.
Si prospetta perciò una larga alleanza tra Petro, Lula, Antonio López Obrador in Messico, Alberto Fernández in Argentina, Gabriel Boric in Cile, Luis Arce in Bolivia e Pedro Castillo in Perù, nonché la potenziale prossimità con Cuba e Venezuela, che da poco ha gustato la riabilitazione di Maduro da parte degli americani a corto di petrolio: hanno tolto le sanzione che loro stessi avevano applicato per farlo fuori.
Non proprio una buona notizia per reggitori del pericolante impero americano

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