Elezioni comunali: disfatta della destra di Salvini e Meloni. Non vittoria del PD. Stravince il partito dell’astensione

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Ma quando mai uno scombinato come Salvini può combinare qualcosa di buono!

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E non è da pensare che la Meloni sia migliore.

La destra è riuscita a federarsi solo con Berlusconi. Ma i tempi di Berlusconi sono passati, perché anche il tempo vuole la sua parte e nessuno gliela può sottrarre. E uno a destra che abbia anche un decimo delle capacità di Berlusconi oggi non si intravvede neanche da lontano.

In effetti la destra di Salvini e Meloni dimostra tutta la sua inconsistenza in ragione del fatto che una partita che teoricamente sarebbe dovuta essere una passeggiata vincente per la destra si è invece rivelata una Caporetto.

Individuare le ragioni della disfatta non comporta un grande sforzo di analisi in quanto i dati stessi si incaricano di darne la spiegazione: nella destra di Meloni e Salvini non c’è nessuno che abbia una testa politica.

Salvini lo ha dimostrato con la storia del Papeete: aveva in mano l’Italia e ha creduto bene di distruggere questo patrimonio elettorale e politico in una mattinata assolata di agosto.

Il giudizio sulle sue capacità politiche non consentono un appello.

Quanto è successo dopo fino a quest’ultima disfatta è stata una conferma non necessaria. Più che sufficiente quanto successe al Papeete.

Meloni poteva dimostrare in questa tornata elettorale la sua capacità di leadership. Sarebbe stato un bene oltre che per la destra anche per l’Italia trovare una nuova protagonista della politica che si rivela leader affidabile che ottiene risultati.

E invece l’occasione non tanto è stata sciupata, ma il risultato è ben più grave e non è esagerato definirlo tombale. Meloni non è stata in grado di unire, o meglio, di federare la destra neanche in una facilissima competizione elettorale in quanto la destra ha perso non perché non avesse consenso ma perché il suo consenso è stato polverizzato e si è volatizzato per i suoi litigi interni. Litigi interni che Meloni si è rivelata totalmente incapace a governare.

Quindi parlare di vittoria del PD è fuori luogo, perché priva delle basi numeriche del consenso dei cittadini e frutto solo della incapacità politica degli avversari.

Non si facciano pericolose illusioni nel PD: la loro asserita vittoria non è la vittoria del ‘Campo Largo’ ma una stupida concessione del ‘Campo Inetto’.

Se Meloni in una formidabile e irripetibile occasione non è riuscita in una facile impresa, come le si potrà riconoscere credibilità e affidabilità in una difficilissima competizione come quella delle elezioni politiche di qui a qualche mese?

E, aspetto ancora più grave, la gente sicuramente si chiederà: ‘non è che prima vi voto e poi dopo vi mettete a litigare tra voi e ci ritroviamo di nuovo il PD con un altro o lo stesso Presidente del Consiglio tecnico?’.

Quindi è assai probabile che la motivazione a votare i partiti (che si presenteranno ciascuno con il suo simbolo), di una coalizione o federazione che si dovrebbe accordare dopo le elezioni per fare il nuovo governo di destra, sia destinata a evaporare di qui alla data delle elezioni.

Posto, ma non scontato, che si riesca a farla, anche malamente, per presentarla agli elettori, appare già da oggi scompigliata e sconclusionata, senza un leader forte e riconosciuto da tutti, semplicemente senza leader: come potrà ottenere la maggioranza dei voti degli italiani che si recheranno a votare?

E se pure la ottenesse come potrà governare nella concordia di tutti i suoi componenti?

Con quale leader che abbia dimostrato sul campo affidabilità?

In queste elezioni comunali la percentuale di astensione nel primo turno è stata del 46%, nel secondo turno del 58%.

Alle elezioni politiche forse non si arriverà a questi numeri da paura per la democrazia, ma ci andremo vicino.

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