L’UE spenderà centinaia di miliardi di euro in Ucraina, ma oltre la metà degli europei vive in assoluta precarietà

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Gli attuali dirigenti dell’Ucraina chiedono agli americani, ma soprattutto alla UE, 750 miliardi di dollari da investire per la ricostruzione del loro Paese dopo la sperata fine della guerra.

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La richiesta di fondi andrà canalizzata su 850 progetti ed è stata presentata alla Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, che è iniziata ieri e si concluderà oggi a Lugano, nella Svizzera italiana.

La richiesta dell’Ucraina è di impegnare i fondi nell’arco di 10 anni (2023 al 2032) con due tappe: la prima, a fortissimo impatto, concentra nei primi tre anni (2023-2025) la maggior parte dei progetti (580) per un importo di più di 350 miliardi di dollari; la seconda, diluita in sette anni (2026-2032), per un importo di oltre 400 miliardi di dollari con un numero minore (270) di progetti.

La prima cruda ma inevitabile osservazione è che la guerra è ancora in corso in maniera devastante e nessuna delle parti presenta credibili proposte di pace.

La seconda ascetica considerazione impone di chiedersi da dove proverranno i soldi da parte dell’UE considerando le notevoli difficoltà economiche conseguenti alla guerra tra Russia e Ucraina. Le sanzioni finora hanno colpito con più efficacia chi le ha ideate e attuate, USA, UK, UE, che non la Russia, contro la quale erano indirizzate.

Il Presidente Mattarella in Mozambico e il Capo del Governo Draghi in Turchia cercano disperatamente fonti di energia alternative a quelle russe, che comunque costeranno molto di più. Giusto come esempio di ciò che ci attende, l’Algeria subito dopo la firma del contratto di fornitura di gas con l’Italia ha già chiesto un aumento di prezzo.

Da chiedersi soprattutto come potrà la Turchia fornire all’Italia gas e petrolio aggiuntivi, essendo che per entrambe queste fonti di energia la stessa Turchia dipende in gran parte dalla Russia.

C’è poi da considerare l’aumento delle bollette di luce e gas per le famiglie che sarebbe insostenibile per i bilanci familiari della gran parte di esse.

Il governo corre ai ripari, ma le risorse stanziate coprono le famiglie fino a ottobre.

E dopo? Non si sa.

Si vive ‘alla giornata’ per ora, anche perché nessuno sa quando la guerra finirà e la situazione si andrà gradualmente a stabilizzare.
Mentre per le imprese il governo prevede un nuovo aiuto che arriverà fra qualche settimana.

Tutti questi soldi che l’Italia sta spendendo per far fronte all’emergenza sono presi a debito e stanno facendo aumentare il nostro deficit strutturale già di per sé enorme.

Draghi ieri ha dichiarato: “«Per le bollette abbiamo speso 30 miliardi dall’inizio dell’anno, con questi provvedimenti e quelli che prenderemo a luglio questo importo salirà ancora. L’intenzione del governo è proteggere il potere d’acquisto delle famiglie, e continuare a farlo con altri provvedimenti a luglio. E l’intenzione è anche di proteggere la competitività delle imprese, ora dovremo trovare gli strumenti più appropriati».

Ma se i provvedimenti di spesa continueranno con questa progressione fino a quando potranno protrarsi?

In Germania la situazione è anche peggiore rispetto al nostro Paese sia per le famiglie che per le imprese.

Per le famiglie tedesche si parla già di un razionamento dell’energia elettrica e si sta già facendo in alcuni casi: per esempio si è iniziato a ridurre le ore di fornitura di acqua calda per i residenti, a causa dell’aumento dei prezzi di gas ed elettricità, come scrive la rivista Bild.

Per le imprese tedesche la situazione è ancora più drammatica con il rischio della perdita di un numero di posti di lavoro che farebbero esplodere una rivolta sociale, come lo stesso Sholtz ha dichiarato.

Infatti i banchieri tedeschi temono un’ondata di default.

“Questo scenario porterà a una recessione nella più grande economia europea”, scrive Bloomberg.

Il Financial Times sottolinea come la Germania si stia muovendo per salvare Uniper e altre aziende energetiche danneggiate dall’emergenza gas causata dalla guerra ucraina.

Quindi in questa situazione come si fa a organizzare conferenze per dare all’Ucraina centinaia di miliardi di euro o dollari?

Forse è una uscita solo mediatica per incoraggiare l’Ucraina, forse c’è del vero ma solo in via ipotetica. In entrambi i casi, se così fosse, è una iniziativa sbagliata perché illusoria e mendace e falsa.

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