I capi europei del G7 sono fragilissimi e uno oggi si è dimesso. Chi sarà il prossimo?

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Boris Johnson, premier britannico, oggi è stato costretto a dimettersi.

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Ha usato oltre ogni limite in maniera strumentale il sostegno all’Ucraina in funzione di creare consenso tra i suoi concittadini e non solo non ha funzionato ma gli si è ritorto contro.

Scrive ‘Il Giornale’: «La reazione di Johnson è stata quella di spostare sul fronte esterno le tensioni. Contrasto totale alla Russia in Ucraina; sogno di una Global Britain autonoma e strategicamente capace di agire nel mondo nel quadro dell’alleanza con i Paesi anglofoni e la Nato; proiezione del contenimento a Mosca in ogni scenario di confronto; braccio di ferro con l’Unione Europea sull’accordo per la Brexit, proposta di modifica unilaterale del protocollo irlandese e sparate su possibili embarghi energetici; da ultimo, presentazione del sogno di un “nuovo Impero Romano” euromediterraneo centrato sull’alleanza con la Gran Bretagna dei Paesi mediorientali e nordafricani. Tutto ha cospirato perché BoJo provasse a seguire sul suo terreno la mossa di Margareth Thatcher di usare nel 1982 la Guerra delle Falkland per il consenso interno. Non ha funzionato e, anzi, Johnson è stato travolto dalle critiche per il carovita, l’inflazione, il calo dei commerci, il rischio recessione. Questo ha inoltre dato il via libera a un’atomizzazione del Regno Unito sotto il profilo politico: la batosta presa da Johnson nel voto nordirlandese che ha premiato il Sinn Fein e la proposta di un referendum di indipendenza da parte della Scozia sono andati di pari passo con le critiche a BoJo dei conservatori operanti oltre il Vallo di Adriano».

Emmanuel Macron in Francia ha perso le elezioni avendo preso 245 seggi, molto al di sotto dei 289 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta all’Assemblée Nationale.

Mario Draghi in Italia è sotto minaccia di perdere la maggioranza in parlamento e, in tal caso, il governo si dovrebbe presentare dimissionario dal Presidente Sergio Mattarella il quale aprirebbe la procedura di crisi del governo.

Olaf Scholz, cancelliere tedesco, appare sempre più precario per via della grande crisi tedesca per la scarsità di gas e petrolio e per la mostruosa crescita dei prezzi non solo per questi prodotti ma per tutti i prodotti.

Per Joe Biden tutti i sondaggi segnano un tracollo del consenso tra gli elettori americani, compresi quelli del suo partito. La previsione che le prossime elezioni politiche di novembre, quelle cosiddette di Midterm, segnino una disfatta dei Democratici a vantaggio dei repubblicani, in particolare di quelli più vicini a Trump, si fa sempre più verosimile con il passare dei mesi. Difficile che questa possa cambiare di qui a novembre, anzi, se la situazione peggiora con un ulteriore incremento del costo della vita è probabile che la tendenza diventi anche più negativa: un gallone di benzina costa addirittura più di 6 dollari con un aumento del 57%.

La media dell’inflazione in Europa è oltre l’8%.

Anche negli USA l’inflazione galoppa oltre l’8%.

I capi di governo che hanno partecipato al recente summit del G7 in Germania si sono levati la giacca per rappresentarsi informali e distesi ai loro elettori nazionali.

Tuttavia non è azzardato prevedere, nell’attuale predominante incertezza, che venga loro tolta la poltrona e che cadano come birilli uno dopo l’altro.

Uno è caduto oggi, malamente disarcionato contro la sua volontà. Gli hanno detto quelli del suo partito: Bo, game over, bye bye.

In Francia Macron è un presidente azzoppato, ogni decisione la dovrà trattare con chi gli potrà assicurare i voti per non andare in minoranza nell’Assemblea Nazionale.

In Italia Draghi è in bilico e non si sa fino a quando potrà restare al suo posto, anche se (il quasi è d’obbligo, ma per puro rispetto delle regole formali) certamente verrà confermato dal Presidente Mattarella per un Draghi bis ma con una maggioranza diversa dalla precedente e l’opposizione in Parlamento sarà molto più forte e la Meloni non ne avrà più il monopolio.

In Germania la situazione solo apparentemente appare politicamente meno tesa, ma il rischio di grossi sommovimenti politici e sociali si fa di giorno in giorno più consistente e Scholz si trova con una barca non molto solida in mezzo al mare con una tempesta che può passare da un momento all’altro in ciclone.

Infine il Presidente degli Stati Uniti Biden, a parte gli acciacchi della vecchiaia sempre più impietosamente evidenti ad ogni comparsa pubblica con punte che si prestano a una sin troppo facile derisione alla quale non ci associamo, segna un tracollo sempre più accentuato dei consensi, dovuto a una drastica caduta del livello di vita del cittadino medio americano che ha pochi precedenti nella storia recente, per esempio non è comparabile alla crisi del 2008 (fallimento Lehman Brothers – Mututi sub Prime).

Ora sarebbe fin troppo scontata la considerazione evidente che, coloro, i capi di governo del G7 appena citati, che prima, durante e dopo l’accensione del conflitto in Ucraina, avevano proclamato la sicura sconfitta di Putin e la sua scomparsa politica e fisica fino a suggerire apertamente il suo omicidio, si trovano in una situazione di debolezza, mentre Putin risulta ben saldo al potere con un consenso in patria assai consistente, forte e robusto. Vengono in mente le parole di Papa Francesco, censurate queste a differenza di altre urlate: pare che la Russia abbia agito a seguito di una provocazione della NATO ai suoi confini. Glielo avrebbe confidato un Capo di Stato di cui lui ha molta stima senza rivelarne il nome.

Le sanzioni ideate e attuate dal G7 non solo non hanno prodotto i risultati per i quali sono state concepite, quelli di strangolare economicamente la Russia, ma anzi l’hanno rafforzata rivelandosi un ‘boomerang per USA e Europa’.

E questo ha rafforzato e cementato il consenso di Putin in Russia e lo ha reso più forte a livello internazionale, mentre ha avuto l’effetto contrario per i capi del G7.

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