Ambulante ucciso, Erspamer: «Ad assistere al brutale assassinio non c’era una folla di italiani razzisti e dunque indifferenti, bensì 4 persone, di cui due anziani e una ragazza»

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«A quanto leggo sul “Fatto” (che riprende un articolo della “Repubblica”) ad assistere al brutale assassinio di Civitanova Marche non c’era una folla di italiani razzisti e dunque indifferenti (al mito degli italiani brava gente usato per cancellare la memoria del colonialismo fascista in Africa si è sostituito il mito degli italiani cattiva gente allo scopo di facilitare la privatizzazione e americanizzazione del paese) come immediatamente suggerito sugli asocial e in tv dai terzomondisti, bensì quattro persone delle quali due anziani e una ragazza».

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Lo fa notare con un post su Facebook Francesco Ersparmer, professore ad Harvard e attivista in passato vicino al Movimento 5 Stelle.

«La quarta persona ha provato a intervenire ma non è riuscita a fermare l’aggressore; magari per paura ma proprio non capisco in che misura la paura sarebbe indifferenza», osserva.

«Se ci fossi stato io, che non ho mai praticato le arti marziali e anche da piccolo non facevo a botte, non avrei potuto far altro che chiamare la polizia, a meno che non fossi stato disposto a farmi a mia volta massacrare; cosa che immagino avrei rischiato se a essere picchiato fosse stato un mio parente o amico stretto; ma uno sconosciuto no, quel tipo di dedizione ce la si deve meritare attraverso pratiche quotidiane di condivisione e solidarietà reale. Troppo facile proclamare astrattamente che qualunque essere umano abbia diritto al nostro amore e al nostro sacrificio (immagino che sia il prossimo passo della sinistra politicamente corretta: il diritto sacro e universale a essere amati, e chi non ama è un razzista): tipica empatia che non costa nulla perché virtuale ed esercitata infatti davanti allo schermo, individualmente, per cui piace anche alla destra. L’amore vero, che appunto spinge alla dedizione e al sacrificio, ha bisogno di una morale (da tempo abolita dalla suddetta sinistra in combutta con la destra antistatalista), di un senso di appartenenza e tradizioni (non ne parliamo, sono nazionalismo o, peggio, “cultura”), di valori condivisi (fascismo!); se si vuole ricostruire uno spirito collettivo occorre ricostruire delle comunità e viverle. Ma ha un prezzo che pochi vogliono pagare in quanto significa ridurre la mobilità (di merci, capitali, persone) e di conseguenza l’edonismo come scopo della vita (in sostituzione delle ben più faticose ed esigenti virtù) e il consumismo compulsivo e privato di prodotti e di esperienze (al posto dell’impegno per il bene comune e delle generazioni future)», è l’opinione di Ersparmer.

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