Di Battista: «Le sanzioni hanno fatto male alla Russia ma infinitamente meno delle previsioni: in tutto ciò, giornali esilaranti»

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«Il 7 aprile scorso il messia Draghi disse una delle frasi più puerili che si siano ascoltate negli ultimi tempi: “volete la pace o i condizionatori accesi?”. Cosa intendeva con quella fesseria? Che l’Europa, facendo sacrifici, avrebbe costretto un Putin sempre più disperato per le mancate vendite di gas a fermarsi? Che la responsabilità della pace era tutta in mano a noi cittadini? Che la strategia europea delle sanzioni sarebbe stata un successo?».

A chiederselo in un post su Facebook Alessandro Di Battista.

«Sono passati 5 mesi da allora e qual è la situazione attuale? Putin ha tagliato parte delle forniture di gas a diversi paesi europei (lui a noi, non noi a lui) e la risposta europea è stata: “si tratta di inaccettabili atti ostili”. Fatemi capire, noi mandiamo armi in Ucraina (violando la nostra Costituzione) e poi ci scandalizziamo se i russi tagliano parte delle forniture di gas? Le sanzioni hanno fatto male alla Russia ma infinitamente meno delle previsioni fatte dai cosiddetti esperti e meno delle contro-sanzioni russe. In tutto ciò i titoli dei giornaloni italiani sono esilaranti. Dopo aver fatto per mesi da cassa di risonanza per le balle governative, i giornali italiani provano a riposizionarsi per non perdere i pochi lettori rimasti. Ed ecco che si leggono titoli come questi: “fallite le previsioni sulle sanzioni russe”, “razionamento per le imprese”, “emergenza in Europa”», prosegue l’ex deputato pentastellato.

«La pace è sempre più lontana. Anche con i condizionatori spenti. Questo per una sola ragione. In Europa quasi nessuno ha provato davvero a costruirla. Nessun capo di Stato (salvo Papa Francesco) ha avanzato una proposta di negoziato perché gli americani non l’hanno voluto. Perché una guerra duratura è un business per molti. Perché a morire sono solo gli ucraini e i russi del Donbass. Perché l’obiettivo è costringerci ad acquistare sempre più gas liquido USA (più costoso e più inquinante) e perché l’Europa negli ultimi anni ha pensato a tutto tranne che ai propri interessi», conclude il post.

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