Amato dà l’addio alla Consulta: «Attenti al caos istituzionale»

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«Il mondo è cambiato, e non è cambiato in meglio. Sono aumentati i conflitti fra Stati, dentro e fuori l’Unione europea, e sono aumentati i conflitti nelle nostre società statuali».

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Sono le parole di Giuliano Amato nel giorno del suo addio alla Corte costituzionale

Se i poteri in campo «profittano delle difficoltà altrui per fare ciò che gli pare giusto e tuttavia tocca all’altro, quella è la strada che dalle situazioni difficili porta al caos istituzionale», ha avvertito Amato, che lascia dopo nove anni il palazzo della Consulta.

«In campo europeo la tentazione di affermare il primato del diritto nazionale su quello comune europeo non è solo di Polonia, Romania e Ungheria», ha continuato, riferendosi a recenti «tentazioni» dei giudici francesi e tedeschi. E ancora: «In campo nazionale, le difficoltà decisionali del Parlamento su temi nei quali premono con forza esigenze non adeguatamente riconosciute di tutela, cominciano a dar fiato a tesi che ritenevo ormai sepolte sulla giurisprudenza come fonte del diritto al pari della legislazioni».

È così che si arriva al caos, ha avvertito Amato: la prevaricazione di un potere su un altro. «L’esercizio responsabile e certo non timido del proprio potere — dice — è un dovere istituzionale, ma con il rispetto del suo limite che è parte non rinunciabile della rule of law (la supremazia della legge che preserva dall’arbitrio, ndr), chiunque sia a non rispettarlo, l’esecutivo come il giudiziario».

La Corte ha navigato cercando sempre «la collaborazione istituzionale per consentire a ciascuno di esercitare le proprie responsabilità tenendo conto delle ragioni e degli stessi vincoli dell’altro»; e poi esercitando «l’equilibrio nella ricerca delle soluzioni di nostra competenza, con bilanciamenti mai unilaterali fra i valori costituzionali di volta in volta in campo», senza trascendere nell’«apprezzamento etico-sociale riservato al Parlamento», ha detto ancora.

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