Mamma si ribella a prelievo forzoso del figlio e finisce rinviata a giudizio

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(Agenzia DIRE) “Il Tribunale di Pisa, giudice Eugenia Mirani, ieri, 18 maggio 2023, ha rinviato a giudizio una madre imputata di calunnia per aver denunciato l’illeceità delle modalità di prelievo coattivo del figlio di 8 anni nella sua abitazione realizzate da 11 poliziotti, insieme al padre del bambino che sfondava la porta del bagno dove il bambino si era chiuso a chiave”. Lo segnala in un comunicato stampa l’associazione Differenza Donna. “Quel giorno, 15 giugno 2021- ricostruisce il caso l’associazione- la madre dinanzi alle urla e ai pianti disperati del figlio durante il prelievo aveva richiesto l’intervento di un medico come stabilito dal provvedimento civile che prevedeva l’immediata sospensione dell’esecuzione nel caso insorgessero situazioni da determinare ‘un rischio per la salute psichica, fisica e mentale del minore’. Un provvedimento civile che aveva disposto l’utilizzo della forza nei confronti del bambino a firma della giudice Maria Giuliana Civinini che è stato annullato dalla Corte di Cassazione nel marzo 2023, ma la madre dovrà comunque subire un processo per calunnia perché secondo i giudici è una madre alienante. L’imputazione del reato di calunnia è stata disposta dal Pubblico ministero dottor Aldo Mantovani sulla base dell’ordinanza di archiviazione della Giudice Nunzia Castellano. Il rinvio a giudizio della donna, assistita dal team di avvocate di Differenza Donna Aps, che ha rappresentato l’insussistenza del delitto di calunnia per non poter la donna in quel momento ritenere legittime le modalità degli operanti, documentate dalle video riprese, è l’espressione di un sistema che vuole mettere a tacere le donne che chiedono tutela e rispetto dei propri diritti e di quelli dei/lle bambini/e”.

Differenza Donna denuncia l’accaduto: “Tutto questo accade nonostante la Corte Europea per i diritti umani abbia, con sentenza I.M. c. Italia del novembre 2022, condannato l’Italia per la prassi diffusa nei tribunali civili di accusare le madri di essere alienanti se i bambini rifiutano di incontrare il padre e chiedono ai Tribunali adeguate misure a tutela dell’incolumità dei figli. La giustizia italiana sembra incredibilmente sorda anche al rapporto ultimo della Special Rapporteur ONU sulla violenza nei confronti delle donne che denuncia in un documento ufficiale, appena pubblicato, i danni irrimediabili che le consulenze, incentrate sui costrutti della cosiddetta alienazione parentale e derivati, hanno prodotto sulla giustizia, minata nelle sue funzioni di accertamento dei fatti”. In merito al prelievo l’associazione segnala inoltre: “Dalle video riprese del prelievo coattivo realizzato dalle Forze dell’ordine di Pisa emerge che il bambino era disperato e traumatizzato, un trattamento che, come di recente ha ribadito la Corte di Cassazione, è da ritenersi fuori dallo Stato di diritto e che noi riteniamo disumano e incompatibile con la tutela della dignità e dei diritti dei bambini/e, valori questi riconosciuti dalla nostra Costituzione. La denuncia della donna, come quelle di tante altre madri che chiedono verifiche sull’operato di forze dell’ordine, servizi sociali, consulenti, è stata archiviata. Nessuno risponderà dei trattamenti inumani e degradanti riservati ai bambini e alle bambine e le donne sono messe a tacere dalle stesse autorità che dovrebbe invece agire a tutela dei/lle bambini/e”.

“Chiediamo a tutte le donne, attiviste, cittadine, giornaliste, chiediamo alle giovani dei movimenti e delle Università, alle donne delle Istituzioni, a tutta l’opinione pubblica di essere al fianco della donna di Pisa nel processo penale che la vede imputata”, dice la presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli. “Abbiamo bisogno della presenza di tutte dentro e fuori il Tribunale di Pisa, per portare avanti questa battaglia di civiltà e di democrazia: una battaglia per le mamme cui vengono strappati figli in maniera ingiustificata e violenta. Vi informeremo appena sapremo la data della prossima udienza e chiederemo alla stampa, alle e ai parlamentari di esserci, perché questa non è solo la vicenda di una singola mamma coraggiosa, ma una battaglia di tutte le donne per fermare la barbarie dei prelievi coatti di bambini e bambine, strappati alle madri che hanno denunciato padri violenti”, conclude.

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