Fusaro: ‘Lunga vita ai gilet gialli! La lotta al mondialcapitalismo è partita’

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“Lunga vita ai gilet gialli! La lotta al mondialcapitalismo è partita”.

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Così Diego Fusaro in un post sul suo sito ufficiale.

Il professore afferma di essere dalla parte dei gilet gialli, nei quali vede “un eroico esempio di rivolta dal basso, di contestazione integrale del fanatismo economico globale chiamato ora capitalismo, ora libero scambio, ora mercato”.

“Sia pure in assenza di una precisa progettualità e di una chiara coscienza dei propri obiettivi di lungo periodo,” ha scritto Fusaro in un editoriale per Il Primato Nazionale “i gilet gialli hanno capito chi è il vero nemico: il turbocapitalismo classista e sans frontières, che in Francia trova la propria dramatis persona nel signor Macron, il prodotto in vitro dell’élite bancocratica Rothschild”.

“Se l’Italia è il laboratorio istituzionale del populismo, la Francia lo è sul piano della rivolta e dell’arte del dire-di-no. È, forse, inscritto nella sua gloriosa storia, dalla Rivoluzione francese alla Comune di Parigi,” ha osservato il filosofo.

In un video pubblicato sulla propria pagina Facebook, Fusaro ha anche fatto notare che “finché a rivoltarsi sono le élite turbocapitalistiche non v’è alcun problema, anzi i padroni del discorso ci rassicurano a pie’ sospinto, la chiamano democrazia” ma “il guaio è tuttavia quando a rivoltarsi sono i dominati”.

“Le élite finanziarie stanno facendo la loro rivolta dal 1989 in poi”, ha spiegato, e la fanno “riprendendosi tutto, portando via tutto ai ceti medi e alle classi lavoratrici ovvero la massa dannata degli sconfitti della mondializzazione. Un pezzo dopo l’altro, mediante rapine finanziarie, truffe bancarie, guerra di classe utilizzando mezzi finanziari subdoli”. “Ma tutto questo va bene, perché dal punto di vista dei dominanti, il dominio deve essere garantito e deve essere sopratutto introiettato anche dai dominati di modo che subiscano la dominazione senza alcun ritorno di fiamma rossa oppositiva” ha aggiunto.

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9 Commenti

  1. Ma dov’è quest’ fenomeno in Italia? Li venga a vedere, sfigati, trucidi, vetero comunisti la maggior parte viene da fuori Parigi i delinquenti dalle banlieu dove la situazione è esplosiva. Con questi vogliamo andare avanti? Altro che lotta al mondialcapitalismo che i gilets jaunes non sanno nemmeno cos’ è spaccano vetrine come se i commercianti avessero delle colpe danneggiano la proprietà pubblica come se non fosse anche loro, dei fenomeni. Una cosa, nel sesto e settimo arrondissement quartieri dell’ alta borghesia non si sono visti negozi e ristoranti tranquillamente aperti hanno sfasciato il terzo e l’undicesimo arrondissement quartieri popolari, bravi complimenti. La gente dei gilets jaunes ne ha già piene le scatole

  2. La grande contraddizione del capitalismo è che esso, esistendo, determina l’esistenza di quella classe di sfruttati che è la sua stessa vivente negazione. Prima o poi, periodicamente, questa contraddizione non riesce più ad essere contenuta attraverso gli strumenti riformistici che il capitalismo utilizza per appianare e mascherare le proprie contraddizioni. Ecco allora esplosioni di collera sociale quali quelle a cui ora si assiste in Francia. Siano esse benvenute, oltr’Alpe e ovunque.

  3. Non sappiamo se i Gilets abbiano ragione su tutto, sappiamo solo che Macron ha torto in quasi tutto quello che ha fatto e detto finora. E Macron insieme alla Merkel rappresenta l’Ue.

  4. Tralasciando le parole “turbocapitalismo” e “mondial capitalismo” (che se proprio vogliamo possono essere utili per qualche pessimo verso in rima) penso che sfasciare tutto quello che un lavoratore paga col suo sudore sia vigliacco. La congiura delle polveri era più popolare (se intendiamo che abbattere i poteri forti sia dar parola al popolo e dunque popolare). Qualche cosa di concreto (oltre che a scrivere post) va fatto, se si vogliono cambiare le cose.

  5. Se vogliamo capire qualcosa dei Gilets certo non possiamo fermarci alla cronaca terrorista di TgRai e giornaloni a cui piace da sempre (in primis Repubblica) solo descrivere episodi di “violenza” tralasciando completamente i risvolti politici e le richieste relative a prezzi, salari e casa. Nonostante la disinformazione imperante da quelle parti c’è molto di più di quanto descritto in Italia e per Macron saranno giorni difficili. I francesi non mollano tanto facilmente.

  6. In Italia purtroppo ci tocca tentare di capire cosa succede in Francia attraverso le cronache pittoresche di Alessandro Cassieri inviato del tg3 Rai.

  7. Stamattina ho sentito a un giornale radio che Macron sta pensando a concessioni su prezzi, tariffe, pensioni e tasse: ecco, questa è la paccottiglia riformista a cui accennavo nel mio commento precedente. È chiaro che se i francesi accetteranno queste briciole cadute dal tavolo del potere e metteranno fine alle proteste, avranno scavato la propria fossa.

  8. In Italia da decenni i salari retrocedono, le tasse e le spese aumentano a dismisura con, i servizi pubblici special mente al sud si ritirano, le uniche avanzate le fanno gli enti locali che decidono tasse del tipo lascia e raddoppia, e non ci sono gliet gialli arancioni o di altri colori che tengano. Povera Italia.

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