Milena Gabanelli, dove sta la qualità del Corriere della Sera e degli altri? Perché pagare per notizie addomesticate nell’interesse politico dell’editore?

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Milena-Gabanelli
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Una indagine ben curata sulla crisi dei grandi media tradizionali quella di Milena Gabanelli pubblicata oggi sul Corriere della Sera. A parte l’osservazione preliminare – da non sminuire, ma sulla quale è bene per ora soprassedere – che un minimo di fumus di conflitto di interessi la Gabanelli per questo suo lavoro non potrà negarlo, vediamo di entrare nel merito delle sue considerazioni.

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Il suo commento ai dati che ci mette a disposizione comincia con un esempio che punta a dimostrare come il sistema delle notizie gratis su internet non possa reggere alla lunga. A suo parere l’intero sistema dell’informazione è in pericolo, soprattutto lo è ‘il principio su cui si basa la democrazia, dove le scelte consapevoli passano attraverso la consultazione di notizie verificate e imparziali’.

Il mantra di Milena è: In gioco c’è la verità, e la verità ha un costo. La pubblicità non basta. Se vuoi informazione veritiera e certificata devi pagare gli editori.

La conclusione è: si mettano d’accordo tutti gli editori per non far accedere alle notizie se non a pagamento. Ecco le sue parole: ‘per tutti i siti, ergere un paywall, o forme di abbonamento è l’unico (e sano) modo per assicurare un futuro all’informazione. E alla verità, che conta, e costa. A quel punto saranno gli utenti, e non gli algoritmi, a premiare i migliori.

Il punto debole, debolissimo, del sillogismo della nostra è che parte da un assunto che lei dà per scontato, e che invece proprio non esiste, per cui tutto il suo argomentare crolla come un castello di carta a un soffio leggero.

L’assunto che non esiste è la qualità e la verità/indipendenza dei mezzi di comunicazione, specialmente di quelli facenti capo ai grandi gruppi editoriali. La qualità non può esistere senza la verità. La verità non è possibile senza l’indipendenza.

In altre parole, il direttore del media, consultato l’editore e con il suo benestare, può inviare per fare un servizio non un inviato ma una troupe in cui ciascun componente copre aree di conoscenza specifiche. Ne viene fuori un ottimo lavoro sul piano tecnico, ma se poi manca la sostanza della verità non me ne faccio nulla dei fuochi pirotecnici prodotti dalla troupe sul piano tecnico.

Magari l’editore aveva interessi da difendere nel far emergere ‘una verità’ diversa da quella reale. E quindi ha concordato con il direttore come comporla in maniera tale che rispettasse la linea di politica editoriale della testata.

Molto meglio il servizio artigianale di un blogger/reporter che in maniera sobria e asciutta mi racconta con le pennellate essenziali quello che sta realmente succedendo. Ora, se mi trovo di fronte a due offerte di servizi di informazione entrambe gratis, preferisco consultare quella che è meno soggetta a un potenziale conflitto di interessi e forse guardo pure l’altra se è gratis, certo che se è a pagamento non c’è partita.

Infine vorrei segnalare a Milena Gabanelli una serie di titoli dei quotidiani di oggi, senza quindi andare lontano e con il minimo sforzo, che non sono completamente veritieri.

Cominciamo con Il Corriere della Sera, con cui la Gabanelli collabora, con questo titolo: ‘Abuso d’ufficio, obbligo di dimora per il governatore della Calabria, Oliverio’.

Questo titolo non riporta con completezza la notizia in quanto non scrive a quale partito appartenga il Governatore Oliverio: viene detto dopo, ma nel titolo manca un aspetto essenziale di quella notizia. Manca anche nel sottotitolo. E pure nel corpo dell’articolo non c’è nessun riferimento. La curiosità comunque bisogna appagarla a questo punto: il governatore Oliverio è del PD, ma evidentemente un governatore del PD indagato con obbligo di dimora non fa più notizia. Se fosse stato dei 5Stelle il titolo della notizia sarebbe stato: ‘Governatore 5Stelle indagato con obbligo di dimora’.

Veniamo a La Stampa, della galassia mediatica di De Benedetti/Agnelli: ‘Appalti pilotati in Calabria, indagato il governatore Oliverio. Lui replica: “Farò lo sciopero della fame”’. Nessun cenno nel titolo che il governatore è del PD. Un cenno, tra parantesi, nel sottotitolo. Nessun riferimento nel corpo dell’articolo.

Infine ecco Repubblica: Il titolo non fa nessun riferimento all’appartenenza al PD di Oliverio:’Appalti pilotati: indagato il governatore Oliverio. “Sciopero della fame contro accuse infamanti”. Nessun riferimento nel sottotitolo. Un solo cenno nel corpo dell’articolo.

Milena Gabanelli, capisco che hai avuto l’incarico di difendere la ditta. Ma, a proposito di verità, di chi stai parlando? Di chi sarebbe la verità che costa? A chi la dovremmo pagare? Al Corriere della Sera? A La Stampa? A La Repubblica? A chi? Se le vengono in mente altri particolarmente qualificati ce lo faccia sapere.

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5 Commenti

  1. MA CHI CREDE DI ESSERE MILENA GABANELLI :LA VERITÀ È UN DIRITTO DI CHI LEGGE LE NOTIZIE E NON È HA PAGAMENTO. CHI COMPRA IL GIORNALE HO ASCOLTA IL TELEGIORNALE VIENE INSTRADATO SU QUELLO CHE L’EDITORE PADRE E PADRONE IMPONE SECONDO LE SUE AMICIZIE
    POI LEI LA PALADINA PERCHÉ È ANDATA AL CORRIERE. HA FATTO UN BEL PASSO INDIETRO DA UNA RETE PSEUDO SINISTRA (RAITRE )A UN GIORNALE DI POTERE.MILENA GABANELLI MI FACCIA UNA CORTESIA VADA IN PENSIONE E LA SMETTA DI SPARARE MINCHIATE:LEI NON SA COSA VUOLE DIRE LIBERTA’E DEMOCRAZIA.

  2. Bisogna pagare il giornale sennò alla Gabanelli chi la paga? Invece di indagare sui conflitti di interesse (anche politico) degli editori la ex giornalista di Report si è ridotta al busso a denari per conto dei suoi nuovi sponsor (Cairo e c.).

  3. VOLEVO DIRE ALLA SIGRA GABANELLI DI SCENDERE DAL PIEDISTALLO PERCHÉ SI È VENDUTA ANCHE LEI.MA CHI CREDE DI ESSERE. SUVVIA COME DICE MUGHINI MA MI FACCIA IL PIACERE. SI GODA LA SUA FAMIGLIA.CERTAMENTE SONO MOLTO DELUSO NON CREDEVO CHE SI VENDESSE ANCHE LEI.MA,BO’NON C’È MAI FINE AL PEGGIO.IL DIO DENARO LA FA SEMPRE DA PADRONE. SI RICREDA GABANELLI E TANTI AUGURI.

  4. Il ragionamento della Gabanelli vale ma solo per il servizio pubblico, che va mantenuto ma soprattutto riequilibrato per dare a chi lo sostiene economicamente informazione e non solo propaganda. Sfacciatamente piddina contro il Governo. Poi se gli editori vogliono farsi pagare liberissimi di farlo e liberissimi noi di ignorarli. La Gabanelli pensi piuttosto ai suoi giovani colleghi sottopagati o non pagati affatto. Dagli editori.

  5. L’informazione buona va pagata? Comincino a pagare I giovani giornalisti invece di difendere gli interessi degli editori e i contributi statali. Diversi giornali Campano praticamente di contributi statali scaricando sui collaboratori il lavoro sotto (o non) pagato. Comodo no?

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