Abolizione pensioni parlamentari privilegiate: i partiti bocciano la proposta M5S #SiTengonoIlPrivilegio

L’abolizione delle pensioni privilegiate dei parlamentari rimane un miraggio.

I partiti hanno detto NO alla proposta dei 5 Stelle per equiparare le pensioni dei parlamentari a quelle dei cittadini. Lo denunciano i deputati pentastellati Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro tramite il Blog di Grillo.

Di seguito il loro post

“#SiTengonoIlPrivilegio! Quello che è avvenuto nell’Ufficio di Presidenza della Camera è di una gravità inaudita. Il Pd e la maggioranza, con un vero e proprio blitz, hanno bocciato la nostra delibera che propone l’abolizione della pensione privilegiata dei parlamentari, quella che scatterà il 15 settembre 2017. E’ una pensione privilegiata perché ai parlamentari basta stare su una poltrona 4 anni, sei mesi e un giorno per andare in pensione a 65 anni, addirittura 60 anni se fanno un secondo mandato, e poi possono anche smettere di lavorare per il resto della loro vita.
L’hanno bocciata senza nemmeno fare uno studio di fattibilità, senza nemmeno dirci quanto e quali sarebbero stati i risparmi, pur di tenersi il loro privilegio. E ce l’hanno fatta. QUANDO SAREMO AL GOVERNO ELIMINEREMO I VITALIZI E TUTTI I PRIVILEGI. E’ una promessa!

Per buttare fumo negli occhi degli italiani, hanno presentato una delibera alternativa: i vitalizi rimangono intatti lì dove sono, nessuno li tocca, ma in maniera del tutto ipocrita si propone di prelevare 3mila euro in tre anni a uno che prende un vitalizio di più di 70mila euro all’anno! Già lo immaginiamo il terrore di Cirino Pomicino al pensiero che gli vengano tolti 3 mila euro in tre anni dopo che per anni ha percepito centinaia di migliaia di euro dei vitalizi! Il PD vuole approvarsi la sua delibera, arrivare a settembre per prendersi la pensione e poi farvi pure credere che hanno risparmiato. Questa non è una proposta, è una supercazzola! Vogliono lavarsi la coscienza tagliando l’1,78% del totale dei vitalizi che ogni anno la Camera eroga ai parlamentari. Il MoVimento 5 Stelle, invece, i vitalizi li vuole abolire del tutto.

Gli stessi che hanno votato la Legge Fornero e massacrato gli italiani, ora stanno giocando sporco per fare in modo che quella legge non si applichi a loro stessi”.

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M5S cresce, Castellitto e Pansa: ‘Drammatica disaffezione e imbecillità degli italiani’

Il M5S cresce e fa sempre più paura.

Così tanta che si passa dal fango mediatico all’insulto agli elettori che votano 5 Stelle.

Ieri a Otto e Mezzo abbiamo assistito ad un vergognoso episodio che ha visto protagonisti l’attore Sergio Castellitto e il giornalista Giampaolo Pansa.

I due commentavano l’ascesa del M5S, che ha staccato di tre punti il Pd nel sondaggio di Pagnoncelli. Secondo gli autorevoli “opinionisti” di Otto e Mezzo gli italiani voterebbero i pentastellati non perché, magari, perché a differenza degli altri mantengono le promesse, tagliandosi gli stipendi e rifiutando i finanziamenti pubblici.

No, figuriamoci se i grillini sono capaci di fare qualcosa.

Il successo del M5S è dovuto alla “drammatica disaffezione e imbecillità degli italiani”, secondo Castellitto e Pansa.

Potete sentire con le vostre orecchie queste parole nel video sotto.

Su Twitter alcuni utenti hanno espresso indignazione per le dichiarazioni dei due: “Dà tranquillamente dell’imbecille a qualche milione di italiani”, scrive un cittadino. “La profonda analisi politica di #pansa ad #ottoemezzo : chi vota il M5S è un’imbecille”, si legge in un altro tweet.

Minzolini, Di Maio: hanno dimostrato che la legge non è uguale per tutti

Con il caso Minzolini la classe politica ha dimostrato che la legge non è uguale per tutti.

Lo ha affermato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio durante l’intervista a Di Martedì, trasmissione condotta da Giovanni Floris su La7.

“Cosa ci ha visto di tanto scandaloso?”, ha chiesto Floris al deputato 5 Stelle facendo riferimento al voto per la decadenza di Minzolini.

Di Maio ha replicato dicendo che è scandaloso “il fatto che la legge in Italia non sia più uguale per tutti e lo ha sancito un voto del Senato della Repubblica”. Il Senato, ha aggiunto il deputato, “deve votare prendendo atto di una sentenza della magistratura, che interdice quella persona dai pubblici uffici. Che cosa significa? Che quando si voterà alle amministrative a giugno, se nel suo Comune si dovesse andare a votare, lui (Minzolini, ndr) non ha la possibilità di votare alle amministrative, regionali, parlamentari. Però può votare le leggi in parlamento che riguardano milioni di italiani. E questo è vergognoso perché il Senato della Repubblica, con l’aiuto del Partito Democratico, ha salvato una persona dalla decadenza e dall’interdizione dai pubblici uffici.
Lo dico anche perché questo è quel partito che criticava Berlusconi perché si faceva le leggi ad personam per salvarsi dai processi, per salvare Previti dalla decadenza da senatore.
Questo poi è un messaggio culturale devastante, perché se dove si fanno le leggi non si rispettano le leggi c’è il rischio che sempre più persone, fuori da quei palazzi, comincino a non rispettare le leggi. La tenuta democratica di un paese si basa principalmente dall’esempio che viene dato dalle istituzioni”.

Poi è avvenuto uno scambio di battute con il giornalista Massimo Franco in merito alla credibilità internazionale dell’Italia:

“Lei sottovaluta l’esposizione italiana a livello internazionale. Voi continuate a ignorare il fatto che l’Italia in questo periodo ha una serie di appuntamenti istituzionali sui quali si gioca una parte della sua residua credibilità. Voi questo lo ignorate completamente”, ha detto Franco a Di Maio, che ha ribattuto dicendo: “Mi faccia capire una cosa, negli ultimi 5 anni si sono alternati governo Monti, Letta, Renzi, Gentiloni… La nostra credibilità internazionale è aumentata o diminuita?
Sa qual è il rammarico? Che tutti questi governi che si sono susseguiti in questi anni tornano a campare sempre nei soliti diktat europei che ci stanno immobilizzando”.

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Mafia Capitale, Buzzi si tradisce: ‘Noi del Pd…’ #DoveSonoIGiornalisti

Mafia Capitale: Buzzi continua a rivelare dettagli interessanti ai pm.

Dopo aver raccontato di essersi rivolto a importanti esponenti del Pd romano per l’approvazione del debito fuori bilancio legato al servizio di accoglienza per i minori non accompagnati, e di aver comprato 220 tessere per alcuni dem, Buzzi ha raccontato alcuni episodi relativi alla cena di Matteo Renzi.

Il vicedirettore di Libero Franco Bechis ha raccolto le testimonianze di Buzzi in un video, commentando così:

“Nel suo lungo interrogatorio, durato ben 4 sedute del processo di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi rivela molti episodi nuovi. E a forza di parlare il gran corruttore di Roma tradisce anche la sua fede politica. Non mancava mai a un appuntamento ufficiale del Pd anche da quando a guidarlo era arrivato Matteo Renzi. A sentire lui, era stato proprio Buzzi a immaginarsi il ticket Renzi-Martina, anche se per lui era una sorta di unione culinaria. Infatti racconta una cena allo stesso tavolo con il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina (c’erano però una ventina di esponenti Pd), e poi una cena in onore di Renzi che lo ha visto protagonista anche se i soliti consiglieri comunali di Roma del partito lo assediavano per sapere quando avrebbe pagato le tangenti. Buzzi svela al processo la sua presenza anche il 22 maggio 2014, al comizio di Renzi in piazza del Popolo a Roma che chiudeva la campagna elettorale per le europee. Al gran corruttore di Mafia Capitale scappa: “Noi del Pd eravamo tutti lì”. Ma anche in questo caso il poveretto non ha potuto godersi in pace il Renzi show: c’era il Pd romano Mirko Coratti che reclamava la sua parte di tangente e così ha dovuto sedersi con lui al bar Canova di piazza del Popolo e parlarne…”

Sotto: il video di Franco Bechis

Nuova truffa del bancomat a Napoli: boom di denunce alla polizia

Una nuova truffa del bancomat è stata scoperta a Napoli: sono ben cinque gli episodi segnalati nella città partenopea e dintorni.

Alle vittime, spiega Melina Chiapparino sul Messaggero, viene estorta la carta usata per prelevare all’uscita delle banche, dopo aver prelevato:

La vittima predestinata è il soggetto che si reca all’interno di un istituto di credito per prelevare col bancomat, dunque non gli sportelli all’aperto ma quelli allestiti dentro le banche. Per accedere all’interno dell’istituto, la vittima striscia la propria tessera nell’apparecchio esterno e adiacente alle porte automatiche che si aprono permettendogli di entrare. Dopo aver prelevato regolarmente dallo sportello, la vittima per uscire non si trova a portata di mano i classici bottoni che se pigiati riaprono le porte dall’interno ma trova un’altro apparecchio dove introdurre la tessera.

È proprio in quel momento, continua Chiapparino, che la truffa si consuma:

“L’apparecchio che in realtà è stato allestito dai truffatori, non restituisce la tessera originale ma una carta scaduta che la vittima non riconosce immediatamente. Per evitare che la vittima possa accorgersi di non aver ricevuto indietro la propria carta, infatti, solitamente i complici dei truffatori si presentano davanti all’istituto di credito facendo finta di dover entrare e prelevare di modo da mettere fretta al soggetto truffato”.

La polizia sta indagando su come vengono rubati i codici segreti per usare la tessera.

Se vi capita, avvertite subito il 113.

Giornali e tv nascondono le rivelazioni choc di Buzzi, #DiffondiamoleNoi

La stampa italiana oggi conferma la propria natura: faziosa, bugiarda e manipolatrice.

Dopo aver fatto le pulci al M5S per giorni per la vicenda della Cassimatis, candidata 5 Stelle a Genova, espulsa dal Movimento perché considerata una “infiltrata“, i media dimenticano di raccontarci fatto ben più gravi: le rivelazioni choc di Salvatore Buzzi, ras delle Coop in carcere per l’inchiesta su Mafia Capitale.

Quanto detto da Buzzi ai pm è sconvolgente, e dovrebbe occupare le pagine di tutti i giornali e le notizie di apertura di tutti i tg.

Ma sappiamo come funziona in Italia.

Ad ogni modo, ecco alcuni passaggi fondamentali delle dichiarazioni di Buzzi:

“Per l’approvazione del debito fuori bilancio legato al servizio di accoglienza per i minori non accompagnati ci siamo rivolti a Coratti. Coratti ci ha chiesto 100mila euro in chiaro per far approvare la delibera del debito fuori bilancio creato nel semestre gennaio-giugno 2013. Io avevo il 26%, il restante apparteneva ad altre cooperative e tutti eravamo al corrente che dovevamo dare 50mila euro a Coratti e 50mila euro a D’Ausilio: praticamente l’1% della delibera da 11 milioni”, ha detto Buzzi, rispondendo alle domande dei suoi avvocati Pier Gerardo Santoro e Alessandro Diddi.

L’accordo lo prendemmo io e Francesco Ferrara con Coratti ma quando arrivammo a maggio 2014 lo stesso Coratti mi disse che di queste cose non ne dovevo parlare più con lui ma con D’Ausilio.

Mi chiama Luca Giansanti, capogruppo della lista Marino e mi dice: ‘e noi?’ Quindi, l’8 agosto, mi chiede di passare in commissione Bilancio. In giunta non c’era problema perché il sindaco Marino è onestissimo e non ci ha mai chiesto nulla. Alfredo Ferrari del Pd, presidente commissione Bilancio, e Giansanti mi dicono se non ci dai 30mila euro non va in porto. Su questa vicenda, alla fine, non abbiamo pagato nessuno perché ci hanno arrestato”.

E ancora:

“Noi demmo 140 voti a Giuntella, che era sostenuto da Umberto Marroni e Micaela Campana (la compagna dell’ex assessore alla casa Daniele Ozzimo ndr) e 80 a Lionello Mancini, dell’area di Goffredo Bettini.

A me l’hanno chiesto direttamente Campana e Marroni, mentre Bettini l’aveva chiesto a Guarany, che era il mio vice, quindi non c’era grande differenza”.

E infine oggi Buzzi ha dichiarato:

“Credevo che con le mie parole avrei fatto cadere il governo e pensavo ai soldi per il Cara di Mineo del sottosegretario Castiglione (indagato a Catania) e invece non è successo nulla”.

Visto che solo i giornali locali e pochi altri raccontano questa vicenda, è compito nostro far conoscere ai cittadini queste informazioni.

Perciò vi chiediamo di condividere questo articolo su Facebook, inoltrarlo ai vostri amici e conoscenti e commentare su Twitter usando l’hashtag #DiffondiamoleNoi


Buzzi Pd: ‘Comprai 220 tessere per il congresso del Partito Democratico’

Salvatore Buzzi mette nei guai il Pd.

Dopo aver raccontato di essersi rivolto a importanti esponenti del Pd romano per l’approvazione del debito fuori bilancio legato al servizio di accoglienza per i minori non accompagnati, il ras delle coop rivela di aver comprato 220 tessere per alcuni dem come Goffredo Bettini, Umberto Marroni e Micaela Campana.

Buzzi, che si trova in carcere per la vicenda Mafia Capitale, ha detto ai pm:

“Noi demmo 140 voti a Giuntella, che era sostenuto da Umberto Marroni e Micaela Campana (la compagna dell’ex assessore alla casa Daniele Ozzimo ndr) e 80 a Lionello Mancini, dell’area di Goffredo Bettini”.

Buzzi pagò direttamente le tessere di iscrizione al partito dei dipendenti della sua cooperativa, la 29 giugno: “A me l’hanno chiesto direttamente Campana e Marroni, mentre Bettini l’aveva chiesto a Guarany, che era il mio vice, quindi non c’era grande differenza”.

Secondo quanto riporta Il Messaggero la compravendita avveniva anche quando si trattava di votare per i debiti fuori bilancio. “L’ho fatto sicuramente con Alfredo Ferrari, Pd, anche Pierpaolo Pedetti mi ha cercato per l’emendamento. Io gli dissi “vabbè mi fai l’emendamento? C’ho l’assegno a garanzia”, ha detto Buzzi, che ha commentato anche la corruzione a livello nazionale: ” “Credevo che con le mie parole avrei fatto cadere il governo e pensavo ai soldi per il Cara di Mineo del sottosegretario Castiglione (indagato a Catania) e invece non è successo nulla”.

Sondaggio Pagnoncelli 20 marzo: M5S mai così in alto

Il Pd cola a picco.

Il sondaggio di Pagnoncelli del 20 marzo non lascia spazio a dubbi sulle tendenze elettorali: sono i 5 Stelle ad ottenere il consenso della maggior parte degli italiani, seguiti da un Pd che si ridimensiona ogni giorno che passa, da Lega e Forza Italia, e dalle altre formazioni minori.

Il M5S è in forte crescita: il movimento di Beppe Grillo nell’ultimo mese ha guadagnato l’1,3%, arrivando al 32,3%, “il suo dato più alto”, osserva Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera.

Il Pd, invece, questo mese ha segnato una tendenza opposta: il partito dell’ex-premier Matteo Renzi ha perso ben tre punti percentuali, complici la scissione, l’inchiesta Consip e il caso Minzolini. Se si votasse oggi, il 26,8% degli elettori sceglierebbero Partito Democratico.

Poi troviamo Lega (12,8%) e Forza Italia (12,7%); Fratelli d’Italia (4,6%), Mdp (3,3%), Ncd (2,8%) e Sinistra Italiana (2,7%).

Sondaggio Pagnoncelli 20 marzo: lo scenario tripolare

Di seguito l’analisi di Nando Pagnoncelli:

“Lo scenario tripolare viene confermato, ma il vantaggio del M5S sul Pd si allarga, superando i 5 punti, e si afferma un’area a sinistra del Pd che sta assumendo un peso decisamente più rilevante (7,1%). Il Pd sta vivendo una fase molto delicata, sia per la l’uscita dal partito di esponenti di peso sia per la difficoltà ad attrarre nuovi elettori. Le primarie potrebbero rappresentare un’occasione di rilancio programmatico ma, nel contempo, rischiano di acuire le divisioni interne. Il Movimento 5 stelle non ha risentito della crisi del Campidoglio e non sembra penalizzato neppure dagli episodi che hanno suscitato perplessità tra i non grillini, per esempio la vicenda della candidata di Genova sfiduciata da Grillo dopo essersi affermata alle primarie online tra i militanti, oppure la presa di posizione sulla responsabilità del blog di Grillo. L’inchiesta Consip e le difficoltà del Pd hanno favorito un ulteriore aumento dei consensi per il soggetto politico che ha fatto dell’onestà (e della diversità) una bandiera”.

Di Battista: ‘Lotti ministro con delega all’editoria. La stampa è libera di parlare dei suoi guai?’

La stampa è libera di parlare dei guai giudiziari del ministro Luca Lotti, indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip?

Il deputato 5 Stelle Alessandro Di Battista si è posto questa domanda in un breve post pubblicato sulla propria pagina Facebook:

“La maggior parte dei media sta cercando di insabbiare lo scandalo Consip”, denuncia Di Battista, che aggiunge: “Poco a poco non ne parlano più eppure sia Lotti sia Marroni (colui che ha dichiarato sotto giuramento di essere stato avvisato proprio da Lotti della presenza delle cimici negli uffici Consip) sono ancora al loro posto”.

“Ma la stampa è libera?”, si chiede poi il deputato pentastellato, denunciando un potenziale conflitto di interessi: “Sapete che Lotti ha le deleghe all’editoria?”

Nei prossimi giorni, conclude Di Battista, “per farci dimenticare queste porcate (anche la questione Minzolini la devono far uscire di scena il prima possibile) ripartirà l’attacco al M5S. Sarà sempre peggio da qui alle elezioni. Proveranno in ogni modo a colpirci. Ormai lo sapete, vi prego dateci una mano. Sosteneteci”.

Sotto: il post di Alessandro Di Battista

Bonus mamma 800 euro annunciato e scomparso: code all’Inps

Le mamme lo aspettavano da gennaio, ma l’Inps non ha ancora attivato la piattaforma per presentare domanda.

Il bonus di 800 euro sbandierato dal governo Renzi ancora non è stato concesso alle 750 mila famiglie che possono farne richiesta.

Ne parla Filippo Santelli su Repubblica:

“Lei faccia conto che il bonus non ci sia”. L’operatore del call center Inps non usa giri di parole. Chi ha chiamato è una ragazza all’ottavo mese di gravidanza. Ha sentito che grazie all’ultima legge di Bilancio ha diritto a un contributo di 800 euro, chiamato “Mamma domani”. Un bonus, spiegava il ministro per la Famiglia, Enrico Costa, per le “prime spese” legate al lieto evento: gli esami pre parto, i farmaci, il passeggino, la culla, i vestitini. Tutto a partire dal 1° gennaio 2017. Solo che ad oggi, del modulo per fare domanda, non c’è neanche l’ombra.

Ed ecco i motivi del ritardo:

“La ragione del ritardo, replica l’Inps, è nella mancaza di dettaglio con cui è stata scritta la misura: già a inizio gennaio il presidente Boeri aveva scritto a Costa chiedendo di precisare i criteri per accedere al bonus. Precisazioni che però sono arrivate solo settimane dopo e che sono state anche corrette in un secondo tempo. L’Inps aggiunge anche che il lancio è “imminente”, ma senza sbilanciarsi su una data. Burocratese che provoca un comprensibile scetticismo, vista la lentezza con cui finora l’Istituto ha dato indicazioni sulla misura. E pensare che, come successo in altri casi, sarebbe bastato prevedere una soluzione ponte: in attesa del formato telematico accettare delle richieste cartacee, che potevano essere esaminate o comunque digitalizzate in un secondo tempo. Ma i moduli in carta non sono accettati”.

Fino a quando le mamme dovranno aspettare?

Quello che i media non dicono