Consip, il padre di Renzi indagato per traffico di influenze illecite

Inchiesta Consip: come anticipato, anche il padre di Renzi è coinvolto e ora è indagato per traffico di influenze illecite.

Leggiamo sul Corriere della Sera:

“Tiziano Renzi è indagato dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta Consip. Il padre dell’ex presidente del Consiglio è stato iscritto per il reato di traffico di influenze per i rapporti con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo per una serie di commesse pubbliche e in particolare il cosiddetto Fm4, la gara di Facility management del valore di 2,7 miliardi di euro bandita nel 2014 e suddivisa in diversi lotti. Si tratta di un mega appalto che vale oltre l’11 per cento della spesa pubblica nel settore. Nel decreto di perquisizione per Romeo eseguito la scorsa settimana si parla di «colloqui intercettati tra Romeo e il suo collaboratore Italo Bocchino (l’ex parlamentare di Anm ndr) durante i quali hanno passato in rassegna e descritto con dovizia di particolari facendo i nomi dei soggetti con i quali hanno intrattenuto rapporti».

Padre di Renzi indagato, secondo La Verità avrebbe saputo di un’indagine di Napoli, da novembre almeno

Il Fatto Quotidiano il 10 febbraio scorso riportava quanto segue:

“L’amico della famiglia Renzi, l’imprenditore di Scandicci Carlo Russo, andava a parlare di operazioni che mescolano politica e affari privati con Alfredo Romeo mentre era intercettato dai carabinieri del Noe su delega della Procura di Napoli. Il 33enne molto legato a Tiziano Renzi, che è stato il padrino di battesimo del suo secondo figlio, ha proposto all’imprenditore Alfredo Romeo di salvare l’Unità. Non solo. In conversazioni su altre questioni, Russo e Romeo avrebbero discusso di pagamenti all’estero di consulenze che nascondevano, per gli investigatori, vere “tangenti”. Accuse da provare e probabilmente penalmente irrilevanti perché Russo e Romeo avrebbe solo prospettato questo disegno nelle conversazioni. Il disegno però non si è mai realizzato. E probabilmente non ha aiutato a passare dalle parole ai fatti la colossale fuga di notizie sull’indagine che ha tagliato le gambe ai pm e ha avvertito in tempo quasi reale gli intercettati.

Il comandante generale Tullio Del Sette, il comandante della Toscana, Emanuele Saltalamacchia e il ministro Luca Lotti sono indagati perché sarebbero andati a rivelare l’esistenza delle indagini sugli appalti Consip ai vertici della società pubblica che fa le gare per tutte le pubbliche amministrazioni, con il risultato che l’amministratore di Consip ha trovato e rimosso le cimici piazzate nei suoi uffici. Anche Tiziano Renzi, secondo La Verità avrebbe saputo di un’indagine di Napoli, da novembre almeno“.”

Benzina: stangata da 5 miliardi dal 2011 al 2016. Tasse e accise sono il 65,22% del prezzo finale

Quando non riescono a raccattare soldi per far quadrare i conti pubblici tassano la benzina. Un classico.

Secondo quanto emerge da una ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro negli ultimi 5 anni ci hanno imposto una tassa occulta da 5 miliardi di euro.

Ma, a quanto pare, la stangata non è ancora finita. Qualche settimana riportavamo che è molto probabile un ulteriore aumento delle accise sul carburante.

Una manovra, questa, da evitare, dato che il prezzo della benzina in Italia è già altissimo, il terzo più caro in Europa:

“Con 1,5437 euro al litro, il costo del nostro carburante è del 11,52% più alto di quello della media europea: il pieno in Italia costa il 9,27% in più rispetto alla Francia e il 10,50% in più rispetto alla Germania. Peggio di noi in Europa fanno soltanto Olanda e Grecia con un costo al litro rispettivamente di 1,5720 e 1,5460 euro,” leggiamo su Lanotiziagiornale.it.

E tasse e accise costituiscono il 65,22% del prezzo finale della benzina:

“Il prezzo pagato dai consumatori finali risente fortemente della componente relativa a tasse e accise. Nel nostro Paese il prelievo statale rappresenta il 65,22% del prezzo finale contro il 62,34% della media europea e il 54,45% della Spagna, il 62,82% della Germania e il 63,34% della Francia”.

Quando facciamo il pieno, pensate un po’, paghiamo anche per finanziare la Guerra in Etiopia del 1936:

“Attualmente incidono sul prezzo del carburante ben 17 diverse accise, deliberate dal 1935 ad oggi. Paghiamo con la benzina le voci di spesa più disparate: dalla Guerra di Etiopia all’acquisto di autobus ecologici; dal Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 all’emergenza migranti causata dalla crisi libica. Senza dimenticare che attraverso l’aumento delle accise si sono affrontate le principali emergenze italiane: dal più recente terremoto in Emilia (2012) fino ai terremoti in Friuli (1976) e Irpinia (1980) o alle alluvioni di Firenze (1966) e Liguria (2011). In molti casi si tratta chiaramente di voci di emergenze concluse ma su cui comunque continuiamo a versare allo stato importanti risorse ogni qualvolta facciamo il pieno di benzina alla nostra auto”.

Con le accise – commenta l’imprenditore Massimo Blasoni, presidente del Centro Studi ImpresaLavoro – il governo effettua “un prelievo straordinario e giustificato spesso da emergenze contingenti che finisce per trasformarsi in una tassa perenne, silenziosa e per questo meno dibattuta ma che incide sui bilanci delle famiglie italiane indipendentemente dal loro reddito e, quindi, con poca equità”.

Scanzi contro Renzi: ‘2-3 banchette toscane? Vada a dirlo ai risparmatori truffati di Banca Etruria’

Quando non può negare minimizza.

Matteo Renzi ieri durante il congresso Pd ha detto che “si è fatto credere che il problema dell’Italia erano 2-3 banchette toscane“.

Quello che l’ex-premier non ha detto, però, è che i risparmiatori di Banca Etruria (la banca del papà di Maria Elena Boschi), Banca delle Marche ,CaRiChieti e CaRiFerrara hanno perso tutto perché il governo Renzi varò il decreto ”salva banche”, sacrificando i risparmi di 140mila cittadini per salvare i banchieri.

Durante la puntata di Otto e Mezzo di lunedì il giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi ha detto, facendo riferimento alle dichiarazioni di Renzi:

“Qualche passaggio è stato inelegante e infelice, per esempio quando ha alluso ad un certo punto alle banche e ha parlato di “due-tre banchette toscane, vada a dire a quelli di Banca Etruria che sono stati truffati se sono banchette e basta”.

Beppe Grillo: ‘Il Pd saboterà le elezioni a giugno per prendersi la pensione’ #DemocraticsKarma

Con un post dal titolo #DemocraticsKarma Beppe Grillo ha attaccato Matteo Renzi e il Pd, accusandoli di non voler anticipare le elezioni a giugno 2017 per “prendersi la pensione”.

Leggiamo sul Blog di Grillo:

“La direzione Pd è uno spettacolo tutto sommato divertente, in continuità con Sanremo: Renzi è Carlo Conti e Orfini la De Filippi. Se non fosse che quella gente lì poi decide anche le sorti del Paese ci sarebbe da ridere e godersela. Sono disposti a tutto pur di avere poltrone e pensione. Anche di rimangiarsi quanto detto dopo il referendum e impedire agli italiani di andare a votare a giugno. La loro scelta è prendere in giro i cittadini, dire una cosa e poi farne un’altra. Gli elettori se non l’hanno capito, lo capiranno presto, quando il Pd saboterà le elezioni a giugno per prendersi la pensione. E alle elezioni tutto gli tornerà indietro. E’ il Democratic’s Karma, e la scimmia piddina balla. Ohmmm…

Votare o la pensione (*)
il dubbio piddino contemporaneo
come l’uomo del privilegio
nella tua poltrona d’oro mettiti comodo
intellettuali nei talk show, internettologi
soci onorari del gruppo dei cazzari anonimi

L’onestà è démodé
arresti facili, premier ineletti
AAA cercasi (cerca si)
pensione a settembre
sperasi (spera si)
comunque vada una poltrona
and singing in the rain

Lezioni di D’Alema
c’è Bersani in fila indiana
per tutti un’ora d’aria, di gloria
Napolitano grida un mantra
il segretario inciampa
la scimmia piddina balla
democratic’s karma
democratic’s karma
la scimmia piddina balla
democratic’s karma”

Caso Raggi e inchiesta Consip, Marco Travaglio: ‘Ecco come falsificano la realtà’

Detto da Marco Travaglio in diretta a Otto e Mezzo fa tutto un altro effetto.

Il direttore del Fatto Quotidiano ha spiegato come i media italiani falsificano la realtà e far credere che la vicenda Raggi sia un grave scandalo, mentre si nasconde l’inchiesta sul più grande appalto truccato d’Europa:

“Ci sono altri sistemi per falsificare la realtà, basta prendere una cosa minuscola e trasformarla in uno scandalo enorme e prendere uno scandalo enorme e trasformarlo in una cosa minuscola.

È il gioco della pagliuzza e della trave.

Noi oggi abbiamo raccontato ancora stamattina la storia dei due Romeo. Uno è l’ex-segretario della Raggi, che è stato nominato ed è indagato sia lui sia lei per abuso d’ufficio (una nomina da 90mila euro, che è più o meno la metà di quello che prendeva il capo della Segreteria di Marino).

Dall’altra parte c’è l’imprenditore di Napoli Salvatore Romeo, che è indagato per corruzione, addirittura per concorso per associazione camorristica, che è stato intercettato mentre incontrava alcuni uomini vicinissimi a Renzi, e che stava per ottenere l’appalto più grande d’Europa, 2,7 miliardi dalla Consip. E i magistrati ieri hanno perquisito i suoi uffici dicendo che ci sono tangenti e favori ai politici; Romeo pensava di comprarsi l’Unità per ingraziarsi il Partito Democratico.

Purtroppo l’indagine è stata bloccata per una fuga di notizie che ha rivelato ai vertici della Consip che avevano le cimici negli uffici, e loro le hanno tolte. E i vertici della Consip hanno raccontato che questa fuga di notizie l’hanno fatta il ministro Lotti e il generale dei Carabinieri Del Sette.

Naturalmente noi non sappiamo se ha ragione il dirigente della Consip o hanno ragione Lotti e Del Sette. È curioso che siano rimasti tutti al loro posto, e soprattutto è curioso che stamattina questa notizia sia finita a pagina 200 dei giornali, mentre il segretario della Raggi Romeo, anzi ex-segretario della Raggi Romeo, sta in tutte le prime pagine.

Il gioco dei due Romeo aiuta molto bene a spiegare la pulce e l’elefante, o la pagliuzza e la trave.

Sanremo, la protesta dei lavoratori Tim: ‘Il festival si fa con i nostri soldi’

Il Festival di Sanremo ha raddrizzato i conti grazie agli spot, abbiamo letto nei giorni scorsi sui giornali.

Sì, tutto molto interessante, ma chi è stato a farne le spese?

I lavoratori, come al solito, come denunciato dai dipendenti Tim nel giorno della finale:

“Non potevamo stare in silenzio e guardare il festival di Sanremo dal divano di casa, sapendo che si fa con i nostri soldi. E allora siamo venuti qui a cantare la nostra canzone stonata”.

E ancora:

“20 anni fa l’allora Telecom fu privatizzata e da quel momento si sono avvicinati dirigenti, proprietari e governi. In molti hanno attraversato le vicende di Tim, in molti si sono arricchiti e hanno garantito i propri interessi, nessuno ha impedito che una delle principali multinazionali di telecomunicazioni al mondo si trascinasse in un lento e inesorabile logorio.

Oggi più di 30mila lavoratori di Tim sono in contratto di solidarietà, con riduzioni significative degli stipendi. Ma tutti questi sacrifici non sono bastati: la nuova proprietà francese in ossequio a mere logiche finanziare ha preteso un piano di tagli di quasi 2 miliardi di euro, il cui raggiungimento garantirà premi per decine e decine di milioni di euro per la dirigenza.

E così il 6 ottobre scorso l’azienda ha comunicato a sindacati ed RSU che dal 1 febbraio di quest’anno non sarebbe più stato valido il contratto aziendale, un contratto frutto di decenni di lotte e mediazioni con l’azienda, che garantiva ai lavoratori di Tim diritti e salari.

Garantiva. Perché ad oggi con questo atto prepotente e unilaterale Tim ha tagliato ulteriormente i nostri stipendi. La stessa azienda che in ogni occasione si vanta di garantire ai suoi dipendenti un concetto di welfare all’avanguardia, ha cancellato ferie e permessi retribuiti necessari alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

L’azienda che favoreggia le nuove e moderne modalità di lavoro, gli smart working, ha deciso di trasferire forzosamente 265 lavoratori dalle sedi di Milano e Torino verso Roma, con tutte le drammatiche conseguenze che tutto ciò potrà comportare”.

Eurallumina verso il riavvio, ma è un tremendo pericolo per la salute

Il Bisturi di Clairemont Ferrand: Eurallumina verso il riavvio, ma è un tremendo pericolo per la salute

Lo stabilimento Eurallumina di Portovesme, nel Sulcis, fermo dal 2009, va verso il riavvio della produzione, a discapito della salute dei cittadini.

L’azienda proprietaria della raffineria è controllata dalla multinazionale russa Rusal, a cui guarda caso non vengono applicate le sanzioni.

Ci sono in ballo centinaia di posti di lavoro, che saranno ‘inventati’, contro le più banali leggi dell’economia di mercato tanto esaltata, con soldi pubblici a favore di sindacalisti e figli di sindacalisti del Pd sardo.

Che poi in una delle zone più belle della Sardegna ciò provochi un disastro ambientale pericolosissimo per la salute poco importa! I famigerati ‘fanghi rossi’ se li terranno quelli che abitano vicino alla fabbrica. Chi sta organizzando questa tragica operazione sulla pelle della povera gente disperata se ne staranno ben lontani! Chiaramente tutto rigorosamente a spese della finanza pubblica!

La Rusal non ci metterà neanche un centesimo. E le sanzioni contro la Russia non saranno un problema. Con tanti complimenti per la coerenza in politica economica e in politica estera del Governo Gentiloni.

Il rischio per la salute

Scrive Monia Melis sul Fatto Quotidiano:

“Da mesi le associazioni e comitati popolari (Grig, Carlofortini preoccupati , Adiquas) depositano osservazioni sul progetto e ribadiscono la loro opposizione. Lo stesso fa Isde – Medici per l’Ambiente Italia: “Si insiste sulla scelta del carbone come l’opzione più economica per l’impresa, ma anche la più dannosa sul piano emissivo, senza tenere conto dei costi esterni socio-sanitari che sarebbero ricaduti sulle popolazioni già fortemente provate dalle gravi condizioni ambientali presenti nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) del Sulcis-Iglesiente-Guspinese”. Gli effetti dell’inquinamento sulla catena alimentare sono finiti sulla tavola degli abitanti con un rischio concreto per la salute. Nel 2012 l’Istituto Superiore di Sanità e l’Asl 7 di Carbonia hanno posto un divieto di commercio del latte, mitili, carni, frutta e verdura. Ed è la stessa Asl del Sulcis che evidenzia “un aumento delle patologie del polmone nell’area di Portoscuso”. Mentre Legambiente ricorda che “il piano di disinquinamento dell’area avrebbe dovuto concludersi in quattro anni, ma dopo oltre vent’anni non si è ancora concluso e soprattutto non ha risolto la grave situazione di compromissione del territorio nelle diverse matrici ambientali aria, acqua, suolo”. La Sardegna resta in bilico da decenni sullo stesso rebus: da una parte il miraggio del lavoro, dall’altra quello delle bonifiche, del risanamento e dell’economia sostenibile, alternativa e ‘pulita’.”

Le incognite per l’ambiente

Il Fatto ci parla anche del problema ambientale:

“Al centro c’è uno dei punti più controversi del progetto: il necessario ampliamento del bacino dei fanghi rossi, a ridosso della costa, come sottolineato anche nel parere. Si tratta di un sito di stoccaggio degli scarti di lavorazione della bauxite (attraverso la soda caustica e la successiva calcinazione) ampio 177 ettari diviso in quattro vasche, da innalzare ulteriormente – secondo le richieste – di 46 metri sul livello del mare. Il Soprintendente contesta la vicinanza a siti di interesse paesaggistico come le tonnare, ma cita anche una questione differente e “di opportunità” relativa all’area di recupero, sempre secondo le norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale. Nell’area, scrive: “non sono consentiti interventi, usi o attività che possono pregiudicare i processi di bonifica o di recupero o comunque aggravare le condizioni di degrado”. Il degrado è quello ambientale, una volta ripresa la produzione la “discarica” di rifiuti speciali è assolutamente indispensabile. Come si legge in un documento della stessa Eurallumina, la produzione media degli scarti è pari a 650mila tonnellate all’anno con una proporzione di “di circa 0,7 chili per chilogrammo di allumina”.”

Fanghi rossi, una bomba ad orologeria

Leggiamo su Greenme.it:

“I fanghi rossi (red mud in inglese) sono un problema anche in Italia. In Sardegna infatti esiste da molti anni un bacino di residui di produzione di alluminio, che nel 2009 fu messo sotto sequestro. L’azienda che li detiene, EurAllumina, da diversi anni proprietà della multinazionale Rusal, ha firmato a maggio un protocollo di intesa con la Regione Autonoma della Sardegna per la messa in sicurezza e la ripresa delle attività.

Ma quali sono i potenziali pericoli?

L’alluminio viene estratto dalla bauxite, un minerale che al suo interno contiene molti altri elementi della tavola periodica, e che nel ciclo produttivo del metallo viene trattato con sostanze molto basiche (come la soda caustica), in modo da ottenere un complesso dall’alluminio, a sua volta poi sottoposto a processi chimico fisici volti a isolare l’elemento in forma metallica.

Ma tutto quello che resta dal primo attacco chimico, i cosiddetti fanghi rossi (il cui colore è dato sostanzialmente dagli abbondanti ossidi di ferro) è una bomba pericolosa, perché si trova ad un pH decisamente incompatibile con gli ecosistemi e perché contiene molti elementi della tavola periodica tra cui alcuni tossici e/o cancerogeni come mercurio, cromo, torio e arsenico.

[…]

I fanghi rossi sono dunque un potenziale e terribile pericolo ambientale. Una falla nei sistemi di sicurezza delle vasche di contenimento potrebbe risultare in un disastro anche nel nostro paese. Basterebbero forse degli investimenti per la loro bonifica e magari lo sfruttamento per ricavarne materie prime. L’alternativa è continuare a tenere in casa una pericolosa bomba a orogeleria, soggetta comunque a spese per la messa in sicurezza.

Appalti Consip, l’inchiesta che fa tremare Matteo Renzi e suo padre

Dell’inchiesta Consip, il più grande appalto truccato d’Europa, nessuno non sa niente.

I media italiani ci raccontano tutto su Virginia Raggi, ma ci nascondono le vere “patate bollenti”, ovvero la vicenda Consip, che vede coinvolto, tra gli altri, il ministro dello Sport e braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti.

Ma non solo.

Marco Lillo ieri sul Fatto Quotidiano ha raccontato le “pericolose relazioni” tra il padre dell’ex-premier e Alfredo Romeo, imprenditore napoletano indagato per presunte tangenti ad un dirigente della Consip in cambio di appalti assegnati alle aziende della società.

Leggiamo sul Fatto:

“L’amico della famiglia Renzi, l’imprenditore di Scandicci Carlo Russo, andava a parlare di operazioni che mescolano politica e affari privati con Alfredo Romeo mentre era intercettato dai carabinieri del Noe su delega della Procura di Napoli. Il 33enne molto legato a Tiziano Renzi, che è stato il padrino di battesimo del suo secondo figlio, ha proposto all’imprenditore Alfredo Romeo di salvare l’Unità. Non solo. In conversazioni su altre questioni, Russo e Romeo avrebbero discusso di pagamenti all’estero di consulenze che nascondevano, per gli investigatori, vere “tangenti”. Accuse da provare e probabilmente penalmente irrilevanti perché Russo e Romeo avrebbe solo prospettato questo disegno nelle conversazioni. Il disegno però non si è mai realizzato. E probabilmente non ha aiutato a passare dalle parole ai fatti la colossale fuga di notizie sull’indagine che ha tagliato le gambe ai pm e ha avvertito in tempo quasi reale gli intercettati.

Il comandante generale Tullio Del Sette, il comandante della Toscana, Emanuele Saltalamacchia e il ministro Luca Lotti sono indagati perché sarebbero andati a rivelare l’esistenza delle indagini sugli appalti Consip ai vertici della società pubblica che fa le gare per tutte le pubbliche amministrazioni, con il risultato che l’amministratore di Consip ha trovato e rimosso le cimici piazzate nei suoi uffici. Anche Tiziano Renzi, secondo La Verità avrebbe saputo di un’indagine di Napoli, da novembre almeno“.

Appalti Consip, il verbale dell’amico dell’ex premier: “Anche Renzi sapeva dell’indagine”

In un altro articolo di Marco Lillo del 27 dicembre scorso si legge quanto segue:

“Anche Matteo Renzi sapeva dell’indagine segreta (si fa per dire) sulla Consip, la centrale di acquisto della Pubblica amministrazione. A tirare in ballo il segretario del Pd nella fuga di notizie che fa tremare il governo non è un funzionario amico del M5s o un burocrate con simpatie per Bersani e Speranza. Bensì un renziano a 24 carati: Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua. Il testimone che fa il nome dell’ex premier davanti ai pm di Napoli è presidente della municipalizzata dell’acqua di Firenze e di altri 45 Comuni dei dintorni, perché scelto nel 2013 proprio da Matteo Renzi e confermato da Dario Nardella nel 2015”.

Insomma di questa indagine segreta lo sanno tutti. Tranne i cittadini.

Expo, Cantone manda la finanza in Comune a Milano. Ma il problema è la Raggi

A Milano abbiamo il sindaco piddino Sala indagato e un’indagine dell’Anac su 173 monitor installati al Palazzo di giustizia, comprati con fondi Expo ma senza gara.

I giornaloni, però, non ritengono importante questa vicenda. Ne parlano, sì, ma la relegano nelle pagine interne dei propri siti, senza metterla in evidenza.

Sono più importanti i guai della Raggi e ai cittadini, di ciò che succede a Milano, non è dato sapere. Ma per fortuna c’è internet e ci sono i social network e potete leggere quanto segue.

Anac indaga su fondi Expo a Tribunale

Riporta Il Corriere della Sera:

“Per mesi e mesi sono rimasti assolutamente spenti, poi hanno cominciato a funzionare per un «test-udienza facile» che dura ancora senza fine e solo da un annetto una sparuta parte dei 173 monitor che tappezzano pareti e i corridoi del Palazzo di giustizia fa il proprio dovere fornendo ai circa 10mila utenti che ogni giorno entrano nell’edificio di corso di Porta Vittoria poche informazioni stringate sulle udienze in corso nelle sezioni civili del Tribunale di Milano. Quei monitor marca «Samsung» sono stati istallati grazie a un appalto legato ad Expo 2015 sul quale l’Autorità anticorruzione guidata da Raffele Cantone ha deciso di puntare la propria attenzione mandando la Guardia di finanza ad acquisire gli atti negli uffici del Tribunale e a Palazzo Marino. L’operazione «monitor» nel Palazzo di giustizia rientrava tra gli appalti finanziati con 16 mioni di euro di fondi pubblici stanziati per Expo e relativi a servizi e infrastrutture destinate al Palazzo di giustizia in vista dell’esposizione internazionale.”.

Il Corriere aggiunge poi che questo servizio “non è mai decollato e i monitor continuano a rimanere accesi dalla mattina alla sera anche se non sono realmente operativi. Con la velocità alla quale galoppa la tecnologia, sono già stati superati dai modelli più moderni e rischiano di diventare obsoleti ancor prima di funzionare”.

Stop di Gentiloni a Putin: ‘La Russia fuori dal G7’ – Ma chi l’ha deciso?

Paolo Gentiloni ha detto NO a Vladimir Putin: la Russia non potrà partecipare alla riunione dei grandi del mondo.

Ma siamo sicuri che sia stato proprio lui a decidere?

Il premier ieri ha detto che “la prospettiva dell’invito a Putin al G7 non è realistica”, rilasciando questa dichiarazione, guarda caso, subito dopo l’incontro con la premier britannica Theresa May, e a poche settimane dal ‘Nein’ di Angela Merkel sulla partecipazione russa al G8.

L’Italia non conta più nulla e non è capace di esprimere una politica estera autonoma.

Il Corriere della Sera il 18 gennaio scorso, infatti, riportava che il governo italiano stava “considerando seriamente la possibilità di passare dal G7 al G8”: “La cosa è certamente sul tappeto”, diceva una fonte.

Ma da Berlino avevano già dato l’alt: “il governo tedesco, però, considera l’eventualità di un rientro di Putin nel gruppo dei pochi grandi in modo molto negativo”, si legge nello stesso articolo del Corriere.

Da ieri l’esclusione di Putin è ufficiale: “Da parte della presidenza del G7 italiana non c’è nessun invito a [presidente russo Vladimir] Putin a partecipare al G7 di Taormina”, ha detto Gentiloni.

La domanda è legittima: chi ha preso questa decisione?

Quello che i media non dicono