La dichiarazione di guerra di Donald Trump

Vocidallestero.it ha tradotto il commento sul discorso di insediamento di Donald Trump di Paul Craig Roberts, analista americano ed ex-segretario al Tesoro dell’amministrazione Reagan. Secondo Roberts Trump ha chiaramente individuato il suo primo nemico, a cui ha dichiarato guerra, e per questo motivo non è escluso un assassinio al nuovo presidente USA, avverte:

“Il breve discorso inaugurale del presidente Trump è stato una dichiarazione di guerra contro tutto l’establishment americano al potere. Tutto.

Trump ha reso abbondantemente chiaro che i nemici degli americani sono proprio qui in casa: globalisti, economisti neoliberisti, neoconservatori e altri unilateralisti abituati ad imporre gli Stati Uniti nel mondo, che ci coinvolgono in costose guerre senza fine, e politici che servono l’establishment al potere piuttosto che gli americani; a dirla tutta, l’intera cupola di interessi privati ​​che ha portato l’America allo sfinimento mentre gli interessati si arricchivano.

Se si può dire la verità, il Presidente Trump ha dichiarato guerra a se stesso, una guerra per lui molto più pericolosa che se avesse dichiarato guerra alla Russia o alla Cina.

I gruppi di interesse designati da Trump come “Il Nemico” sono ben radicati e abituati a stare al potere. Le loro potenti reti di relazioni sono ancora al loro posto. Anche se ci sono maggioranze repubblicane sia alla Camera che al Senato, la maggior parte dei rappresentati del Congresso è tenuta a rispondere ai gruppi di interesse al potere che finanziano le loro campagne, e non al popolo americano e al Presidente. Il complesso militare/della sicurezza, le multinazionali che delocalizzano, Wall Street e le banche, non cederanno a Trump. Né lo faranno i media prezzolati, che sono di proprietà dei gruppi di interesse il cui potere viene sfidato da Trump.

Trump ha chiarito che sta dalla parte di ogni americano, nero, marrone e bianco. Pochi dubbi sul fatto che la sua dichiarazione di inclusività e apertura verrà ignorata dagli odiatori della sinistra, che continueranno a chiamarlo razzista, come già stanno facendo, mentre scrivo, i manifestanti pagati 50 dollari all’ora.

In effetti, la leadership nera, per esempio, è educata al ruolo della vittima, ruolo al quale le sarebbe difficile sfuggire. Come si fa a mettere insieme persone alle quali per tutta la vita è stato insegnato che i bianchi sono razzisti e che loro sono vittime dei razzisti?

Lo si può fare? Ho partecipato ad un breve programma su Press TV, nel quale avremmo dovuto commentare il discorso inaugurale di Trump. L’altro commentatore era un nero americano, da Washington, DC. Il carattere inclusivo del discorso di Trump non gli ha fatto nessuna impressione, e l’ospite della trasmissione era interessato solo a mostrare le proteste dei manifestanti al fine di screditare l’America. Così tante persone hanno un interesse economico a parlare in nome delle vittime e a dire che l’apertura di Trump toglie loro lavoro.

Quindi insieme ai globalisti, alla CIA, alle multinazionali che delocalizzano, alle industrie degli armamenti, all’establishment NATO in Europa, e ai politici stranieri abituati a essere pagati profumatamente per sostenere la politica estera interventista di Washington, si schiereranno contro Trump anche i leader dei gruppi vittimizzati, i neri, gli ispanici, le femministe, i clandestini, gli omosessuali e i transgender. Questa lunga lista ovviamente include anche i bianchi liberal, convinti che l’America da una costa all’altra sia abitata da bianchi razzisti , misogini, omofobi, e svitati amanti delle armi. Per quanto li riguarda, questo 84% della geografia degli Stati Uniti dovrebbe essere messo in quarantena o seppellito.

In altre parole, rimane abbastanza buona volontà nella popolazione per consentire a un Presidente di riunire il 16% che odia l’America con l’84% che la ama?

Considerate le forze che Trump si trova contro:

I leader neri e ispanici hanno bisogno del vittimismo, perché è quello che conferisce loro reddito e potere. Guarderanno con sospetto all’apertura di Trump. La sua inclusività è un bene per i neri e gli ispanici, ma non per i loro leader.

I dirigenti e gli azionisti delle multinazionali sono arricchiti dalla delocalizzazione del lavoro che Trump dice che riporterà a casa. Se tornano i posti di lavoro, se ne andranno i loro profitti, i bonus e le plusvalenze. Ma tornerà la sicurezza economica della popolazione americana.

Il complesso militare/della sicurezza ha un bilancio annuale di 1.000 miliardi che dipende dalla “minaccia russa”, minaccia che Trump dice di voler sostituire con una normalizzazione dei rapporti. L’assassinio di Trump non può essere escluso.

Molti europei devono il proprio prestigio, il proprio potere, e i propri redditi alla NATO, che Trump ha messo in discussione.

I profitti del settore finanziario derivano quasi interamente dalla schiavitù del debito cui sono sottoposti gli americani e dal saccheggio delle loro pensioni private e pubbliche. Il settore finanziario con il suo agente, la Federal Reserve, può distruggere Trump con una crisi finanziaria. La Federal Reserve di New York ha una sala operativa completa. Può mandare nel caos qualsiasi mercato. O sostenere qualsiasi mercato, perché non vi è alcun limite alla sua capacità di creare dollari.

L’intero edificio politico degli Stati Uniti si è completamente isolato dal volere, dai desideri e dalle esigenze del popolo. Ora Trump dice che i politici risponderanno al popolo. Questo, naturalmente, significherebbe un forte colpo alla continuità dei loro incarichi, al loro reddito e alla loro ricchezza.

C’è un gran numero di gruppi, finanziati da non-sappiamo-chi. Ad esempio, oggi RootsAction ha risposto al forte impegno di Trump di stare al fianco di tutto il popolo contro l’Establishment al Potere, con la richiesta al Congresso “di incaricare la Commissione Giustizia della Camera per un’iniziativa di impeachment” e di inviare denaro per l’impeachment di Trump.

Un altro gruppo di odio, human right first, attacca la difesa di Trump dei nostri confini in quanto chiude “un rifugio di speranza per coloro che fuggono dalle persecuzioni“. Pensateci per un minuto. Secondo le organizzazioni liberal-progressiste di sinistra e i gruppi di interesse razziali, gli Stati Uniti sono una società razzista e il presidente Trump è un razzista. Eppure, le persone soggette al razzismo americano fuggono dalle persecuzioni verso l’America, dove subiranno persecuzioni razziali? Non ha senso. I clandestini vengono qui per lavoro. Chiedete alle imprese di costruzione. Chiedete ai mattatoi. Chiedete ai servizi di pulizia nelle aree turistiche.

La lista di quelli a cui Trump ha dichiarato guerra è abbastanza lunga, anche se se ne potrebbero aggiungere degli altri.

Dovremmo chiederci perché un miliardario di 70 anni con imprese fiorenti, una bella moglie, e dei figli intelligenti, sia disposto a sottoporre i suoi ultimi anni alla straordinaria pressione di fare il Presidente con il difficile programma di riportare il governo nelle mani del popolo americano. Non c’è dubbio che Trump ha fatto di sé stesso un bersaglio. La CIA non ha intenzione di mollare il colpo e andare via. Perché una persona dovrebbe farsi carico dell’imponente ricostruzione dell’America che Trump ha dichiarato di voler fare, quando poteva invece trascorrere i suoi ultimi anni godendosela immensamente?

Qualunque sia la ragione, dovremmo essergli grati per questo, e se è sincero lo dobbiamo sostenere. Se viene assassinato, dobbiamo prendere le armi, radere al suolo Langley [sede centrale della CIA, ndt] e ucciderli tutti.

Se avrà successo, merita il titolo: Trump il Grande!

La Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, e qualsiasi altro paese sulla lista nera della CIA dovrebbe capire che l’ascesa di Trump non basta a proteggerlo. La CIA è una organizzazione a livello mondiale. I suoi redditizi affari forniscono delle entrate indipendenti dal bilancio degli Stati Uniti. L’organizzazione è in grado di intraprendere azioni indipendentemente dal Presidente o anche dal proprio Direttore.

La CIA ha avuto circa 70 anni per consolidarsi. Ed esiste ancora”.

Tragedia dell’Hotel Rigopiano a Farindola, Sgarbi: ‘Stato assente e criminale’

Vittorio Sgarbi, dopo l’attacco al premier Gentiloni, torna a criticare lo Stato per la gestione dell’emergenza terremoto e in particolare perché ci sono volute 20 ore per far arrivare i soccorsi all’hotel Rigopiano, travolto da una slavina mercoledì scorso.

Il critico d’arte ha rilanciato su Facebook il video del suo intervento durante la puntata di ieri di Matrix, aggiungendo che lo Stato è “assente è criminale”. Collegato con lo studio di Matrix, Sgarbi ha detto:

“Non c’è nessuno che ha capito che stavano morendo, e li hanno lasciati morire: 24 persone si salvano, non si lasciano morire. Enel è primo responsabile, per la questione della luce e del riscaldamento. Secondo punto, la mancanza di consapevolezza di una crisi gravissima a cui occorreva rispondere subito, non alle 9 del mattino primo sms. Venti ore di uno Stato assente e criminale”.

Il Secolo XIX riassume la vicenda dei soccorsi che ha creato polemiche “Quando finalmente sono arrivati lassù, a 1.200 metri, in molti sono scoppiati in lacrime: 20 ore di fatica bestiale arrancando tra muri di neve e un vento gelido per trovare un pugno di macerie. Vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, uomini del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza, medici, paramedici e volontari della Protezione Civile hanno impiegato una notte intera per raggiungere l’hotel Rigopiano, una notte infernale e assurda, fatta di dolore e ingegno per risolvere i problemi.
[…]
Con la neve alle ginocchia, i soccorritori arrivano finalmente all’hotel e, 20 ore dopo aver cominciato, possono finalmente iniziare il loro lavoro. Verso le 15 qualche mezzo comincia a scendere dall’hotel, a breve arriverà il cambio. Dentro ci sono facce distrutte, stralunate, sconvolte. Come è lassù? «Non c’è più niente». “

Sgarbi: ‘Ad Amatrice solo 20 case per i terremotati, Gentiloni, vuoi muovere il culo per evitare questa figura di merda davanti a tutto il mondo?’

Terremoto: il governo è incapace di intervenire e Vittorio Sgarbi non resiste.

Il critico d’arte ha scritto sul suo profilo Facebook:

“Ad Amatrice solo 20 case per i terremotati. Che saranno affidate a «sorteggio» (sic)!
Ma cos’è, la lotteria della disperazione ?
Gentiloni, vuoi muovere il culo (tu, e quegli altri ministri anonimi) per evitare questa figura di merda davanti a tutto il mondo?”

Speriamo che chi di dovere accolga il messaggio, anche perché, nel frattempo, i 28 milioni donati dagli italiani via sms per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto non sono ancora arrivati a destinazione. Scrive Ilario Lombardo su La Stampa:

“Nel giorno in cui la terra è tornata a tremare con forza nelle zone dell’Italia centrale, già fiaccate da uno sciame infinito, si viene a scoprire che i 28 milioni di euro donati dagli italiani per i terremotati di Marche, Lazio e Abruzzo sono ancora fermi nel conto aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato. Il Movimento 5 Stelle ha chiesto conto al governo di questi soldi raccolti attraverso sms e bonifici bancari durante il question time alla Camera, in un botta e risposta tra la deputata Laura Castelli e il neo-ministro dei Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro.

E così veniamo a sapere che, per una logica che appare puramente burocratica, i soldi ci sono ma non si possono toccare: il «protocollo d’intesa per l’attivazione e la diffusione dei numeri solidali», firmato con le società di telefonia che raccolgono gli sms solidali, e disponibile sul sito della Protezione civile, prevede un percorso preciso che sembra non tener conto del freddo, della neve, delle esigenze del territorio, dei bisogni della popolazione, del terrore delle nuove scosse. Come ricorda Finocchiaro in aula, prima si deve predisporre un’analisi dei danni nelle singole regioni e poi si sottopone a un comitato di garanti, che deve verificare il rispetto delle norme nell’utilizzo dei fondi”.

Insomma, anche in una situazione tragica come questa, il governo non è in grado di sbloccare i fondi per i cittadini in difficoltà. Una vergogna.

Bufale, Luisella Costamagna: ‘La post-verità è una balla del potere per fregare i cittadini’

A Matrix qualche sera fa l’argomento era “I 5 Stelle e le bufale sul web“.

E ad avvertire i telespettatori di questo pericolo, c’era, poveri noi, l’onorevole Stefano Esposito, senatore del Partito Democratico.

Per fortuna in studio era presente anche una vera giornalista, Luisella Costamagna, che ha sbertucciato il povero Esposito. Quest’ultimo, nel corso della puntata, ha citato il riferimento all’algoritmo fatto da Matteo Renzi parlando del M5S in un’intervista a L’Unità: “È legato ad un effettiva opacità che sta dietro alla cabina di comando e di regia del Movimento,” ha detto.

Immediata la replica della Costamagna:

“No, invece abbiamo visto nel Pd e negli altri partiti qual è la democrazia interna dove vengono prese le decisioni. Nel dire ‘è solo un algoritmo’ Renzi non ha metabolizzato bene cosa è successo il 4 dicembre. Mi sembra che la provocazione di Grillo sul ‘Bufalino d’Oro’ in realtà imponga una riflessione sullo stato di fatto di oggi dell’informazione italiana; è un dato di fatto che la quasi totalità dell’informazione italiana abbia dimostrato di essere asservita, se non peggio, al governo, a Renzi, a discapito della verità dei fatti”.

Agli italiani “manca un racconto veritiero sulla realtà”, aggiunge la giornalista.

Il problema non sono le cosiddette “bufale del M5S”, ma le “bufale che vengono raccontate quotidianamente anche da rappresentanti del governo e gli italiani ormai lo sanno perché la realtà la sperimentano rispetto allo storytelling renziano del migliore dei mondi possibili e della ripresa. Lo sperimentano ogni giorno con il loro lavoro, il loro portafoglio, il lavoro che perdono, il lavoro che non hanno”

C’è stato, avverte la Costamagna, “un accanimento di fatto nei confronti del M5S, per cui abbiamo sotto accusa Virginia Raggi, non è indagata. E invece il sindaco di Milano Sala, indagato per gli appalti Expo, è un grande statista”.

E in merito alle bufale lanciate dai rappresentanti del governo, la cronista aggiunge:

“Una delle quattro bufale su cui Grillo ha chiesto l’opinione era stata pubblicata dall’Unità: “Federconsumatori attacca la Raggi: le strade sono ridotte ad un colabrodo”, e pubblica la foto di una buca nelle strade di Roma, peccato che la foto sia del 2014, quando la Raggi manco ci pensava che sarebbe diventata sindaco di Roma”.

E conclude: “La post-verità è una balla del potere per fregare i cittadini. E internet serve a smascherare le balle, non a diffonderle”.

Renzi: ‘È colpa del No se abbiamo dovuto mettere mano al portafogli per Mps’

Ci vuole coraggio per fare un’affermazione del genere.

Matteo Renzi è tornato, e lo ha fatto nel peggiore dei modi, incolpando i cittadini per il salvataggio di Mps, che costerà ai contribuenti 20 miliardi di euro.

L’ex-premier in un’intervista a “Repubblica” ha detto di aver “creato le condizioni per un investimento estero importante – il fondo del Qatar – che ha detto no il giorno dopo il referendum per l’instabilità politica. Non ci sarebbe stata operazione pubblica da venti miliardi con la vittoria sulle riforme”.

Quindi, secondo Renzi, ci dovremmo accollare il salvataggio di Mps perché gli italiani, stanchi delle bugie che ogni giorno il governo e i criminali dell’informazioni ci raccontano, hanno votato NO lo scorso 4 dicembre.

E non, cosa ben più ragionevole, a causa dei debiti contratti con la banca senese da diversi milionari italiani come la tessera n.1 del Pd Carlo De Benedetti.

Quest’ultimo, editore del quotidiano Repubblica, “era proprietario di Sorgenia, impresa energetica che negli ultimi anni era entrata in crisi. Mps era esposta con Sorgenia per circa 600 milioni di euro e, invece che farla fallire, la banca senese preferì acquisirne le azioni. De Benedetti si salvò dal crac, ma Mps, per questa operazione nell’ultimo bilancio scontò una perdita di 36 milioni di euro”.

Gli incantatori di imbecilli, nonostante la sconfitta al referendum, non smettono di propinarci balle. Smontiamole noi e diffondiamo la verità condividendo questo articolo e inoltrandolo ai nostri amici, conoscenti e familiari via mai.

La carriera lampo del fratello di Alfano alle Poste: 200mila euro all’anno senza mai firmare un documento

In Italia la disoccupazione è al 12%, ma dalle parti di Montecitorio e Palazzo Chigi, #StateSereni, è allo 0%.

Magia.

Sì, perché c’è chi, come il fratello del “nuovo” ministro degli Esteri Angelino Alfano, Alessandro Alfano, il quale ha avuto una carriera lampo alle Poste: 200mila euro all’anno senza mai firmare un documento. Ne parla Giuseppe Scarpa su “Repubblica“:

“Quattro anni in Poste e nessun documento firmato. Non si ammazza di lavoro Alessandro Alfano. Un’assunzione da dirigente in Postecom con una laurea triennale in Economia conseguita a 34 anni. E poi un aumento di stipendio dal 2014 al 2016, da 160 a 200 mila euro. Capita così che il fratello 41enne del più noto Angelino, ministro degli Esteri, stia facendo in Poste una carriera di tutto rispetto”.

E la Guardia di Finanza, che ha voluto vederci chiaro su questa vicenda, ha consegnato un rapporto alla Procura della Corte dei Conti:

“Ora però un’inchiesta della Corte dei Conti – affidata al nucleo valutario della guardia di finanza – cerca di capire se le promozioni di Alfano jr (a cominciare dall’assunzione), siano avvenute per meriti professionali. O per meriti di parentela causando, se dimostrata questa ultima ipotesi, un danno erariale. “Siamo di fronte a un ri-uso politico di scarti di inchiesta giudiziaria”, si era difeso il ministro Alfano”.

Alessandro Alfano, riporta “l’Huffington Post“, “è finito nelle carte dell’inchiesta Labirinto della procura di Roma su appalti e nomine pubbliche sospette: la Guardia di Finanza ha registrato una telefonata tra il faccendiere Raffaele Pizza e Davide Tedesco, strettissimo collaboratore del ministro dell’Interno che lo aveva chiamato in causa: ‘Pizza – hanno scritto le fiamme gialle – sostiene di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste’.”

Trump: ‘L’UE serve solo alla Germania, la Gran Bretagna ha fatto bene a uscire’

Donald Trump ha fatto a pezzi Angela Merkel.

Il presidente eletto degli Stati Uniti in un’intervista al tabloid tedesco Bild ha dichiarato quanto sosteniamo da tempo:

“L’UE è un grosso strumento nelle mani della Germania. È la ragione per la quale credo che il Regno Unito abbia fatto bene a uscirne”.

Non solo. Trump ha anche definito un “errore catastrofico” la politica migratoria di Angela Merkel.

Dichiarazioni, queste, che hanno mandato Berlino su tutte le furie. Tanto che il ministro dell’economia tedesco Sigmur Gabriel ha “confessato”:

“C’è un legame tra le politiche sbagliate interventiste americane, specialmente nella guerra in Iraq, e la crisi dei rifugiati. Per questo il mio consiglio è quello di non dire cosa sia giusto o sbagliato, ma che abbiamo cercato di stabilire pace in quella regione e assicurare che le persone potessero trovare una casa nel loro paese ancora”.

Ora il cerchio si chiude: le guerre degli ultimi anni hanno causato un’invasione di rifugiati in Europa e la Merkel, accogliendo i profughi, ha messo in crisi diversi dell’Unione Europea, che, ormai non è più un mistero, è un’istituzione creata per fare gli interessi della Germania.

Lezzi (M5S) bastona il Pd: ‘Avete chiuso gli occhi di fronte a Mafia Capitale che divorava la città’

La disinformazione nella tv italiana non ha mai fine.

Per fortuna che a volte c’è la persona giusta al momento giusto per smascherare i disinformatori.

Durante la puntata de L’Arena di Giletti di ieri si parlava, pensate un po’, della questione dei vigili di Roma malati a Capodanno 2015. E Grillo sarebbe colpevole perché li aveva difesi, denunciando “l’accanimento mediatico da parte del governo e dei giornali” che aveva “l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla vicenda di Mafia Capitale collusa con i politici del Comune”.

Tra gli ospiti in studio Barbara Lezzi, senatrice del M5S, ed Ernesto Carbone, membro della segreteria del Pd. Quest’ultimo ha invitato Barbara Lezzi e il M5S a “farsi un esame di coscienza” e ad assumersi le proprie responsabilità per quanto affermato sui vigili di Roma: “Se io vedo il leader del secondo partito italiano (primo, ndr) dire il giorno dopo ‘noi siamo sempre con i vigili’, fate un esame di coscienza su quello che state dicendo,” ha detto Carbone.

Barbara Lezzi non ha resistito davanti a tali affermazioni e ha replicato dicendo:

“Se nel momento in cui accade una situazione del genere, il Partito Democratico che, ribadisco, ha provocato 20 miliardi di debiti a carico dei romani e delle partecipate. Che però si elevano a moralisti contor tutti i vigili urbani, allora è chiaro che bisogna fare dei distinguo, perché i primi responsabili siete voi del Partito Democratico, che avete chiuso gli occhi di fronte a Mafia Capitale che si divorava la città”.

Applausi in studio per la Lezzi.

Guarda il video integrale:

Ecco quanto è bassa la probabilità di vincere 500mila euro con un Miliardario

Nel Miliardario da 5 euro c’è un biglietto vincente da 500.000€ ogni 6 milioni di biglietti, ovvero una percentuale di vincita dello 0,0000167%.

“Prendiamo un biglietto del Miliardario, prendiamo un righello che ci permetta di capire quanto è lungo, e vediamo che questo biglietto è lungo 15,3 cm. Adesso prendiamo tanti gratta e vinci, 6 milioni, facendo una fila ininterrotta,” viene spiegato nel video che potete vedere sotto.

Se mettessimo in fila 6 milioni di questi biglietti (ciascuno dei quali è lungo 15,3 cm) formeremmo una linea che si estende da Milano a Potenza, che vale a dire: “ognuno di voi può uscire da Milano a Potenza, andare dove vuole e grattarne uno, quella è la vostra possibilità di vincere il grande premio da 500mila euro”.

La Lega annuncia una mozione di sfiducia contro Alfano: ‘Intasca soldi su pelle immigrati’

La Lega ha annunciato che presenterà una mozione di sfiducia per ministro degli Esteri Angelino Alfano per il business dei centri d’accoglienza.

A spingere il partito di Matteo Salvini verso questa decisione è stata un’inchiesta del Fatto Quotidiano su come il Nuovo Centrodestra di Alfano “è riuscito a proiettare la sua ombra sulle principali strutture che lungo lo Stivale si occupano di accoglienza”.

Nell’articolo, a firma di Giuseppe Pipitone, si racconta come decine di strutture che si occupano della gestione dei migranti intascano in cambio fondi pubblici e assumono dipendenti che in tempo di elezioni si trasformano in voti.

È uno schema collaudato e usato in tutta Italia:

“Lo schema è semplice e simile un po’ ovunque: le società vincono gli appalti delle prefetture per gestire i centri, incassano i contributi statali, assumono dipendenti indicati – spesso – dai ras della politica locale, che quindi passano all’incasso in tempo di elezioni,” spiega Il Fatto.

D’altronde già Luca Odevaine, l’uomo che gestiva il business dell’immigrazione per conto di Mafia capitale, aveva dichiarato ai PM: “Il tema fondamentale di tutta questa vicenda sono le assunzioni di personale. In un’area dove 50 voti eleggono un sindaco. Sostanzialmente possiamo parlare di scambio di voti“.

E i racconti di di Odevaine, aggiunge Pipitone, “sono un formidabile riscontro a quello che i magistrati di Roma, Catania e Caltagirone hanno ribattezzato ‘lo schema Mineo”. Il Cara di Mineo è il centro d’accoglienza balzato all’onore della cronaca perché finito al centro dell’inchiesta romana su Mafia capitale. Qui, leggiamo sul Fatto, “c’è chi racconta di essere stato assunto solo ‘fino alla fine del periodo elettorale’, chi non ha ottenuto il rinnovo del contratto per ‘scarsa partecipazione alla campagna elettorale della Aloisi’.

In più a tutti i dipendenti del Cara di Mineo veniva chiesto di prendere la tessera del partito dell’ex ministro dell’Interno Alfano.

Insomma, una situazione da denunciare e con cui l’ex-ministro dell’Interno, e nuovo ministro degli Esteri, Angelino Alfano dovrà fare i conti nei prossimi giorni. La Lega, infatti, ha chiesto “a tutte le forze politiche in Parlamento di firmare la mozione per mandare a casa il capo del Ncd, perché è inaccettabile che Alfano ci rappresenti in tutto il mondo come ministro degli esteri quando il suo partito pensa solo a intascare soldi sulla pelle degli immigrati,” ha annunciato Massimiliano Fedriga, capogruppo alla Camera della Lega.

Leggi l’articolo integrale…

Quello che i media non dicono